Questo Pd non è reduce del Lingotto di 10 anni fa, anzi: quella di Torino è l’occasione per “restituire una speranza al Paese”. Matteo Renzi riparte dai valori e dagli ideali, riportando l’idea del “noi” sul palco della kermesse torinese per lanciare la sua candidatura alla leadership di un Pd provato dalla scissione di D’Alema & Co prima e dall’inchiesta Consip poi. Ma non perde occasione per mettere in chiaro alcuni concetti sui due dei principali temi in discussione in questi giorni in casa dem. Ai suoi avversari per la leadership dice che è giusto che il segretario del partito sia anche candidato premier. E sui vari casi di tesseramenti sospetti delle ultime settimane, quello di Napoli in primis, l’ex premier afferma: con 420mila iscritti gli abusi “possono succedere“.

di Simone Bauducco

 

Le prime parole che l’ex premier pronuncia nel luogo in cui nel 2007 Walter Veltroni lanciò la sua candidatura alla segreteria del nascente Partito Democratico sono un appello è all’unità: “Sono felice di essere qui con voi, siamo felici di essere insieme qui a Torino per ripartire insieme per un’avventura straordinaria”, esordisce l’ex presidente del Consiglio, rivolgendosi con una punta di veleno agli avversari alle primarie per la segreteria: “Questo è un popolo che non parla mai male degli altri e il primo messaggio è per Orlando (Andrea, ministro della Giustizia, ndr) e Emiliano (Michele, governatore della Puglia, ndr), a loro auguro buon lavoro e l’assicurazione che da parte nostra mai una polemica ad personam come quelle che abbiamo subito noi per settimane”. Perché “la politica deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti. La sfida non è il quotidiano nauseante ping pong di queste settimane”, scandisce il segretario uscente lanciando un invito a restituire “un senso alla parola compagno, che viene da ‘cum‘ e ‘panis‘, colui che divide l’essenziale, la cosa più importante che ha”.

“Dobbiamo ripartire dopo il brusco stop del referendum ma anche rispetto al post referendum – ha detto il segretario dimissionario nel discorso di apertura della tre giorni torinese, sullo sfondo verde del logo su cui campeggia la scritta “tornare a casa per ripartire insieme” – sembra che qualcuno sogni di riportare indietro le lancette della storia. Ma noi abbiamo la responsabilità di fare tesoro degli errori, rilanciare sugli ideali e i contenuti e restituire una speranza al Paese. Ripartiamo dai luoghi che hanno segnato la nostra storia e tradizione”. Perché, argomenta l’ex presidente del Consiglio, “noi non pensiamo che possa essere un collante la nostalgia. Noi siamo qui per rivendicare il domani, lottando e non rimpiangendo. C’è una diversità tra essere eredi, come vogliamo essere noi, eredi della tradizione migliore, ed essere reduci“.

Si riparte dal ko nel referendum del 4 dicembre e dall’addio al partito di Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza (seguiti da una trentina di parlamentari). Matteo sa che per ripartire bisogna cambiare. “Non abbiamo sciolto il nodo del modello di partito – spiega – la necessità di un metodo diverso e di maggiore collegialità è una priorità, sono il primo a riconoscerlo. E non a caso ho presentato il ticket con Martina (Maurizio, ministro delle Politiche agricole, in compagnia del quel è arrivato al Lingotto, ndr) perché ha guidato il partito in Lombardia e ottenuto risultati all’interno di un ministero che aveva bisogno di recuperare autorevolezza, è uno di quelli che ha salvato Expo ed è uno dei tanti under 40 che abbiamo messo in prima fila, ma non l’unico”.

Una risposta è arrivata anche ai suoi avversari nella corsa alla leadership del partito, che in settimana hanno annunciato che in caso di vittoria alle primarie non saranno anche candidati premier: “L’identificazione tra segretario e candidato premier non è una questione di Statuto o di ambizione personale, ma è una consuetudine europea. Se non fossi stato segretario di un partito del 41% non avrei avuto forza. In Ue il mio biglietto da visita era 11,2, i milioni che avevano votato il Pd alle europee perché il consenso è alla base di ogni rivendicazione”.

Con le elezioni politiche all’orizzonte, il bersaglio politico del discorso è il Movimento 5 Stelle: “Investire di più sulle politiche attive, sul lavoro. Quanto al reddito di cittadinanza – cavallo di battaglia dei 5 Stelle – se uno ce non ce la fa devi dargli un paracadute, ma se uno si rilassa non gli puoi dare lo stipendio, non si affermi il principio che la la rendita è più forte dell’occupazione, noi vogliamo lavoro non sussidi, lavoro non assistenzialismo, la questione che di deve caratterizzare è l’articolo 1 della Costituzione”.

“I Cinque stelle hanno provato nel giro di 48 ore, l’emozione e l’ebbrezza di passare dal movimento più antieuropeo in assoluto, a quello più europeista di tutti – ha scandito Renzi, in riferimento al mancato accordo con Guy Verofstadt per l’ingresso nel gruppo Alde al Parlamento Europeo – perché avevano solo da piazzarsi, con un’idea di Europa a la carte che non ci appartiene. Noi siamo per un’Europa di valori e ideali, non delle poltrone“.

E il riferimento al movimento di Beppe Grillo è il pretesto per parlare di una nuova iniziativa: “Da domenica partirà la nostra piattaforma internet rinnovata. Si chiamerà non Rousseau con tutto il rispetto, ma un nome più a contatto con la storia del partito si chiamerà Bob, come Bob Kennedy chi vorrà avrà una sua password e suo pin. I circoli devono essere più aperti ma non dobbiamo lasciare il web a chi fa business e soldi con gli ideali degli altri”.

Non poteva mancare un riferimento ai vari “casi tessere” disseminati per lo Stivale: “420mila persone si sono iscritte al Pd, ci saranno alcuni casi di problemi – mette le mani avanti Renzi, per poi rilanciare la palla nella metà campo grillina – ma in una città importante capoluogo di provincia altri partiti hanno scelto il loro candidato con 20 voti: loro hanno meno difficoltà a bloccare gli abusi. Con 420 mila possono succedere“. La città cui Renzi fa riferimento è Monza, dove la candidata sindaca del M5S, Doride Falduto, è stata scelta con 20 voti online.