Finalmente il sito della Soprintendenza speciale per il il Colosseo e l’area archeologica centrale è nuovamente disponibile. Dopo alcuni giorni di lavorazione il portale è fruibile. Aggiornato e rivisto. Ridisegnato e con una nuova grafica. Anche con un nuovo logo. Is Romantique, nel quale Roma è evidenziata e distinta con il ricorso al rosso, in basso. Sopra, un Colosseo stilizzato all’interno del quale è ricavato un cuore.

logo_romantiqueQuanto questo logo costituisca un’efficace sintesi del patrimonio archeologico della sua parte centrale rimane in dubbio. Quanto esso alluda, in vario modo, a Roma e al suo monumento simbolo, senza tuttavia svilirli, banalizzandoli, non sembra certo. Non è una critica aprioristica, ma una considerazione. D’altra parte è vero oppure no che la comunicazione è sempre più una componente imprescindibile per la valorizzazione anche di siti archeologici e monumenti, oltre che di spazi museali? Figurarsi poi se la comunicazione riguarda addirittura le soprintendenze che comprendono più siti, peraltro di sconfinata rilevanza. Così – ecco qual è il timore – quello che dovrebbe diventare il simbolo della Città, del suo patrimonio archeologico, può trasformarsi in un banale marchio. Un logo inutile.

Il nuovo logo di Roma Capitale presentato dal sindaco di Roma Ignazio Marino al Museo Macro, 10 febbraio 2015. ANSA/ONORATI

Una prima considerazione riguarda la scelta della lingua utilizzata. Ancora una volta l’inglese, come nel passato recente.
Nel febbraio 2015 l’allora sindaco Ignazio Marino volle per Roma un nuovo logo “relazionale”lo scudetto giallo rosso, sovrastato da cinque palline, al posto della classica corona e il claim “Rome&You“.

very bello logoIl mese precedente era stata la volta di “Very Bello!-Viaggia nella bellezza, la piattaforma digitale per promuovere nel mondo il calendario di eventi culturali paralleli all’Expo di Milano, presentata dal ministro di Beni culturali e Turismo Dario Franceschini.

In entrambe le circostanze, proprio come ora, l’inglese. Come se la riuscita di un’operazione, la sua qualità, fosse determinata dall’utilizzo di quella lingua. Ben inteso, non nella traduzione dei contenuti del sito, come è ormai doveroso, ma addirittura nel claim. Così si ha l’impressione che l’insistito ricorso all’inglese anche nei loghi, addirittura delle piattaforme, non sia altro che un malcelato provincialismo. Un goffo tentativo di accreditarsi, quando non ce n’è motivo. Un tentativo che, almeno per quel che riguarda il logo della Soprintendenza, piuttosto che accrescerne l’appeal al di fuori dei confini nazionali, segnala quasi un complesso d’inferiorità, almeno da parte della committenza. Da qualche anno, sindaci di Roma, ministri dei Beni culturali e, probabilmente, Soprintendenti statali della Capitale, sembrano essere stati colpiti da una medesima ossessione, per certi versi analoga a quella del Nando Mericoni, alias Alberto Sordi, del celebre “Un americano a Roma”. Parlare la lingua del Paese dei sogni. Ora il rischio è lo stesso. Che la scelta a ogni costo dell’inglese, anche nei nomi, si trasformi agli occhi di chi osserva Roma e i suoi monumento, in una risibile mania.

Ma c’è anche un secondo elemento nel logo. Anch’esso, quanto meno poco efficace. Quel Colosseo stilizzato, con il cuore ricavato tra le arcate degli anelli sembra davvero improprio. Almeno per un sito di una Soprintendenza. Finora solo associazioni e, da ultimo un partito politico, avevano identificato Roma con un cuore. A loro il facile riferimento era parso efficace per attrarre adesioni e voti. Ma mai lo Stato lo aveva utilizzato. Da qualche giorno non è più così. Così “Is Romantique”. Quanto questa scelta sia la naturale conseguenza di politiche, non solo culturali, senza profondità non è poi così difficile rilevarlo. Quanto per molti discutere di un logo non sia meritevole di attenzione, denuncia di per sé la deriva. Da quel che si può apprezzare finora inarrestata.