L’Europa è divisa tra Paesi che possono procedere a una velocità maggiore rispetto ad altri, quindi servono “cooperazioni diversificate” che dovranno “restare aperte” a tutti i Paesi che vorranno aderirvi. Angela Merkel parla al minivertice di Versailles insieme a Mariano Rajoy, Francois Hollande e Paolo Gentiloni. Tutti concordi nell’affermare che l’Europa deve andare avanti e che i loro Paesi devono tracciare la strada, fatta anche del riconoscimento di un’Unione a doppia velocità. Una proposta che Merkel aveva già avanzato nelle settimane scorse e che aveva trovato d’accordo anche Romano Prodi. Quindi, continua la Cancelliera, “dobbiamo avere il coraggio di accettare che alcuni Paesi possano andare avanti più rapidamente di altri” e mette in guardia: l’Europa è stata costruita sulla pace e “Versailles ne è uno dei simboli”, dice, ma “se ci fermiamo tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare. Abbiamo tutti l’obbligo di continuare la costruzione europea“, ha aggiunto la cancelliera.

A tre settimane dalle celebrazioni del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957, da Versailles arriva così il solenne appello dei leader di Italia, Francia, Germania e Spagna, le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente, unite come non mai nel dire che lo status quo dell’Unione non è più accettabile. Oggi più che mai urgono cooperazioni rafforzate e geometrie variabili per dare nuovo impulso al continente. Dopo Brexit, le bordate anti-Ue di Donald Trump e i populisti alle porte del potere in Paesi come Francia (Le Pen) e Olanda (Wilders) è il momento del grande balzo in avanti. Italia, Germania, Spagna e Francia hanno “la responsabilità di tracciare la via. Non per imporla agli altri ma per essere una forza al servizio dell’Europa che dà impulso agli altri”, dice Francois Hollande nella dichiarazione ai giornalisti giunti per l’occasione nella reggia del Re Sole, la stessa dove quasi cento anni fa, nel giugno 1919, venne firmato il Trattato che sancì la fine della prima guerra mondiale.

Per il presidente del Consiglio serve un’Unione europea “più integrata ma che possa consentire diversi livelli di integrazione. E’ giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che a queste ambizioni ci siano risposte diverse, mantenendo il progetto comune”. Per il premier che, ha ricordato anche l’anniversario dei sessant’anni dei Trattati di Roma il prossimo 25 marzo, “non solo i nostri Paesi (riferendosi a Germania, Francia, Italia e Spagna) ma tutti devono fare delle scelte, dentro la cornice del Libro Bianco della Commissione Ue, senza le quali rischiamo di mettere in difficoltà il futuro stesso del progetto europeo”. E ha sottolineato come “abbiamo bisogno di un’Europa sociale, che guardi alla crescita e agli investimenti. Un’Europa in cui chi rimane indietro non consideri l’Ue come una fonte di difficoltà ma come una risposta alle proprie difficoltà. E non siamo ancora a questo livello”. Servono, ha proseguito, “passi avanti nella difesa comune” per “proteggere la nostra sicurezza” sui cui Italia, Francia, Germania e Spagna sono d’accordo.

Per Hollande, inoltre, “se vogliamo che l’Europa ci sia bisognerà trarre le conseguenze della Brexit e saper vivere a 27, ma unità non vuol dire uniformità“. Anche per lui “servono le collaborazioni differenziate, a due velocità – ha aggiunto – per far andare più velocemente alcuni Paesi senza lasciare nessuno indietro. Solidarietà a 27 ma lasciando andare avanti alcuni Paesi. Penso a difesa, all’eurozona, attraverso l’approfondimento dell’unione economica e monetaria. Serve poter andare più rapidamente e meglio per alcuni Paesi senza che altri siano lasciati indietro ma senza che possano neanche opporsi“.