Scissione Pd? Chi è andato via è accusato di non essere stato fedele a Renzi. E’ un concetto bzzarro. E’ come se al Fatto Quotidiano venissero fatti fuori Padellaro, Travaglio e Gomez e al loro posto arrivassero Cerasa, Rondolino e la Meli. Non solo chiuderemmo in pochi giorni, ma io di sicuro lì dentro non ci starei e non per questo sarei un traditore“. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, nel corso di Otto e Mezzo (La7), sulle beghe recenti del Pd. “Le critiche di Renzi a D’Alema?” – aggiunge – “Colpevole o no, D’Alema negli ultimi mesi ha ritrovato uno slancio, una grinta e una capacità dialettica che magari l’avesse avuta 15-20 anni fa. Il fatto che Renzi debba rottamare D’Alema rischia l’effetto contrario. Quindi capisco che Renzi si senta ferito”. Scanzi replica anche a Francesco Rutelli, che adopera una metafora calcistica per definire lo stato attuale di Renzi: “Se siamo in un intervallo tra primo e secondo tempo di una partita, è necessario che il calciatore conosca il risultato del primo tempo. Se Renzi pensa di poter cambiare, deve sapere che fino a ora ha perso. Gli ultimi suoi interventi, le sue parole all’assemblea Pd, il suo comportamento dopo il referendum, l’atteggiamento con la minoranza dem non sembrano tipiche di uno che ha recepito le batoste che ha preso”. E sottolinea: “Vi sembra che Renzi possa comprendere gli errori e avere così una velocità diversa? Renzi lo sta dimostrando in ogni sua uscita: ha solo questa velocità. E questa velocità va bene quando devi essere un fenomeno di rottura o, per parafrasare lo stesso Renzi, quando devi essere più grillino dei grillini. Ma nel momento in cui vai al governo e fai spesso l’esatto contrario di quello che avevi promesso, a quel punto il bluff si scopre”. Scanzi poi chiosa: “Non è che Bersani, Rossi o Speranza, che non sono esattamente né Trotsky, né Che Guevara, si sono svegliati la mattina e hanno detto: ‘Mi sta antipatico Renzi’. Se c’è uno che dalla mattina alla sera, non pensandola come te, ti definisce ‘gufo’, ‘vecchio’, ‘uno che va rottamato’, ‘sovversivo’, ‘disfattista’ o ‘professorone’, alla fine, dopo la quinta botta, se ne va”