Sospesa per i “necessari approfondimenti“. La conferenza prevista per martedì dal titolo “Gaza, rompiamo l’assedio”, con la partecipazione di Ann Wright, nel contesto della 13esima edizione dell’Israeli Apartheid Week, non si terrà. Almeno non nella sua forma ufficiale. L’evento organizzato dal movimento Boicottaggio disinvestimento sanzioni (Bds) che accusa il governo israeliano di repressione, colonizzazione e apartheid nei confronti dei palestinesi e il cui programma prevedeva anche un saluto del consigliere comunale e parlamentare di Sinistra Italiana Stefano Fassina, è stato rinviato a data futura dopo le polemiche della comunità ebraica che ne ha chiesto a gran voce l’annullamento. Per parte sua il movimento Bds ha confermato la data: “Poiché non intendiamo rinunciare all’opportunità di ascoltare Ann Wright su quanto succede a Gaza, confermiamo l’appuntamento alla Sala della Piccola Protomoteca, e invitiamo a parteciparvi tutti coloro che sostengono i diritti umani, i consiglieri che non ci conoscono e la stampa”.

IlFattoQuotidiano.it ha contattato l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per raccogliere l’opinione della sua presidente, Noemi Di Segni, ma l’Ucei ha rinviato a quanto Di Segni aveva già dichiarato a moked: “Il Bds non è un movimento d’opinione, ma un vero e proprio catalizzatore di odio anti-israeliano e anti-ebraico – ha spiegato la presidente all portale dell’ebraismo italiano – una realtà che si fa sempre più minacciosa, attraversando la società italiana a tutti i livelli. Ogni legittimazione istituzionale a questi malfattori risulta quindi non soltanto fuori luogo, ma decisamente pericolosa per l’insieme della collettività”.

Diametralmente opposta la posizione di Ann Wright, testimonial dell’evento. Ex colonnello dell’esercito statunitense, nel quale ha servito per 29 anni, ha ricoperto diversi incarichi diplomatici per 16 anni. Poi è stato il momento delle dimissioni, dell’attivismo. “Fassina? Penso che abbia avuto parecchio tempo per sapere di cosa si tratta, e cioè che non era un incontro antisemita – spiega l’autrice di Dissent: Voices of Conscience, libro che raccoglie le testimonianze di funzionari governativi che si sono dimessi per protestare contro le politiche di guerra del proprio governo – d’altronde, sappiamo che c’è forte pressione sui consiglieri, sui parlamentari, da parte del governo israeliano e dei gruppi filo-israeliani”.

E come giudica le parole di Noemi Di Segni, che qualificano il Bds come “catalizzatore d’odio antiebraico”? “Il Bds è un mezzo non violento per esercitare pressione sui governi e condizionarne le politiche. E’ stato usato in modo efficace contro il regime di apartheid in Sudafrica. I governi stessi li usano contro altri governi. Invece, questa, è un’iniziativa dal basso. Non è un mezzo per delegittimare Israele, ma per richiamare l’attenzione sulle politiche che violano i diritti dei palestinesi”.