Telecom diserta la seconda gara Infratel per l’assegnazione di fondi pubblici destinati allo sviluppo della fibra nelle aree a fallimento di mercato. Ma intanto l’ex monopolista guadagna tempo impugnando il bando che mette in palio 1,2 miliardi di euro in dieci regioni italiane (Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e la Provincia autonoma di Trento ). A una manciata di giorni dalla decisione dell’Antitrust di aprire un’istruttoria sulla joint venture con Fastweb per investimenti congiunti nella fibra di 29 città, il messaggio lanciato del gruppo controllato dalla Vivendi di Vincent Bolloré è chiaro: l’ex monopolista andrà avanti da solo con l’obiettivo di coprire il 95% delle abitazioni entro il 2019. E rendere così difficile la vita ad Open Fiber, la società dell’Enel e della Cdp benedetta dall’ex premier Matteo Renzi per lo sviluppo della banda larga in Italia. Mentre Telecom va avanti nella realizzazione della nuova infrastruttura, Open Fiber resta infatti al palo in attesa che si esaurisca il contenzioso legale e vengano realmente assegnati i fondi pubblici.

Sulla prima gara Infratel da 1,4 miliardi per le aree a fallimento di mercato in Abruzzo e Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto pendono tuttora i ricorsi di Telecom e Eolo che hanno contestato le modalità di costruzione del bando. La sospensiva della gara è stata rigettata, ma il Tar non si è ancora espresso nel merito. La decisione per entrambi i ricorsi è attesa per il 19 aprile. E non sono esclusi, successivamente, appelli davanti al Consiglio di Stato. Non solo: la prima gara è stata assegnata alla società guidata da Tommaso Pompei “con riserva”. Sono infatti in corso valutazioni tecniche ed economiche da parte di una commissione secondo le norme previste dal Codice degli appalti.

Intanto il gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha di recente annunciato un’accelerazione nello sviluppo dell’infrastruttura di nuova generazione: nel piano strategico 2017-2019 sono previsti 11 miliardi di investimenti di cui 5 destinati alla realizzazione della fibra. Non a caso Telecom è convinta che “le risultanze della gara – Infratel – non avranno per la società alcun impatto gestionale, strategico e di posizionamento di mercato”, come spiega una nota della società. E poi precisa che Telecom completerà la copertura nazionale a banda ultralarga “grazie ad una combinazioni di nuove tecnologie fisse e wireless che permetteranno, rispetto al passato, maggior efficienza e riduzione dei costi sfruttando al massimo il riutilizzo delle infrastrutture di sua proprietà”.

Se Telecom riuscirà infatti a mantenere le sue promesse, il gruppo realizzerà un’impresa molto ambiziosa: svecchiare la rete in rame trasformando il vecchio monopolio in una nuova posizione dominante sul mercato della fibra. In questo modo il gruppo, benché oggi ancora gravato da 25 miliardi di debiti, sarà più interessante agli occhi degli investitori. Con beneficio di Bolloré che, pur definendo Telecom un asset strategico, potrebbe disfarsene nell’ambito di una trattativa internazionale che abbia come protagonista Orange. O magari diventare centrale in una partita nazionale che potrebbe avere come interlocutore Mediaset, società con cui Vivendi è alle carte bollate dopo il voltafaccia sull’acquisto della pay tv Premium.