Ripetuti contatti tra lo staff di Donald Trump e Mosca. Telefonate registrate e intercettate dai servizi americani nelle settimane in cui scoprivano che la Russia stava cercando di interferire nelle presidenziali lanciando un attacco informatico al Democratic National Committee. E anche su Michael Flynn, consigliere per la sicurezza costretto a lasciare per aver mentito sui suoi rapporti con diplomatici russi, emergono nuovi particolari: Trump sapeva da settimane che aveva mentito alla Casa Bianca in merito ai contatti avuti con l’ambasciatore russo in Usa Sergei Kislyak prima dell’inizio del mandato dell’amministrazione, ma non intervenne. La conferma arriva direttamente dal portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, secondo cui il tycoon era stato informato alla fine di gennaio che Flynn non aveva detto al vice presidente Mike Pence tutta la verità sulle sue conversazioni con il diplomatico, con il quale ha discusso anche delle sanzioni imposte su Mosca. Mentre Pence, ha specificato il portavoce Mark Lotter, ha saputo che le informazioni ricevute erano “incomplete” solo lo scorso giovedì notte dai media.

A complicare il quadro, scrive il New York Times, si aggiungono registrazioni e intercettazioni di conservazioni telefoniche che dimostrano come i membri dello staff di Trump e altri suoi soci abbiano avuto ripetuti contatti con funzionari dell’intelligence russa nel corso dell’anno delle elezioni. Tra le persone finite nel mirino c’è anche Paul Manafort che per diversi mesi è stato capo della campagna del tycoon, ma che anche per motivi di lavoro ha da tempo contatti con la Russia. Il Times cita quattro fonti, tra funzionari ed ex funzionari statunitensi. Obiettivo delle intercettazioni era capire se lo staff di Trump stesse collaborando con Mosca per minare la campagna di Hillary Clinton. Secondo quanto riporta il quotidiano, “i funzionari intervistati nelle ultime settimane dicono di non aver rilevato, per ora, una cooperazione di questo tipo”, ma si sono allarmati per i frequenti contatti tra lo staff di Trump e funzionari russi.

Nelle stesse ore in cui Trump finisce nel vortice per i contatti con Mosca, dal Cremlino chiariscono che la Russia non discuterà “con nessuno” il ritorno della Crimea all’Ucraina, “Stati Uniti compresi”. “La questione della Crimea – ha sottolineato il portavoce di Putin Dmitri Peskov – non è stata sollevata nel corso della telefonata fra Trump e Putin“. La Russia, ha aggiunto Peskov, continuerà a spiegare ai suoi partner, anche agli Usa, la sua posizione sulla Crimea. Per quanto riguarda il rapporto con gli Usa, questi non sono ancora iniziati poiché bisogna attendere che la nuova amministrazione si sia formata del tutto.