La segretaria di Marcello Dell’Utri e l’ex deputato del Pdl Riccardo Migliori. Ma anche ex ufficiali dell’Aeronautica militare. Sono i collaboratori scelti da Andrea Pardi per la sua Società Italiana Elicotteri. Persone assunte soprattutto per i “prestigiosi incarichi istituzionali” di cui sono titolari, o anche grazie ai “forti legami” che intrattengono “con il mondo politico”. E in questo modo che la società di Pardi operava sul mercato. Se quel mercato sia davvero rappresentato anche dalla vendita illegale di armi ed elicotteri a contingenti Isis in Libia o a Paesi sotto embargo con l’Iran sarà un giudice a deciderlo.

“Pericolo di fuga dovuto a rapporti con estero” – Pardi, infatti, è tra le quattro persone fermate stamattina dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia su ordine della procura di Napoli. I pm partenopei Catello Maresca, Cesare Sirignano e Maurizio Giordano accusano lui, i coniugi  Mario Di Leva e Annamaria Fontana e un cittadino libico di fare parte di un sodalizio criminale che esportava materiale militare e a “duplice uso” – tipo le eliambulanze facilmente riconvertibili per uso bellico – in Stati colpiti da embargo. Il fermo dei quattro è stato ordinato per un possibile pericolo di fuga emerso “attraverso l’adozione di contromisure di carattere telefonico e atteggiamenti elusivi, utilizzando linguaggi criptici e mezzi tecnologici avanzati, allo stato non intercettabili”. Ma non solo. Perché per i pm anche “i rapporti con soggetti orbitanti all’estero e provenienti da aree particolarmente delicate anche per la presenza di gruppi armati di matrice terroristica, qui di seguito documentati, appaiono elementi assolutamente concreti che attestano la sussistenza di un reale pericolo di fuga“.

La segretaria di Dell’Utri assunta da Pardi – Pardi nell’ottobre del 2015 aveva aggredito il giornalista di Report Giorgio Mottola, reo di avergli posto alcune domande a proposito di un’altra indagine sul traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia. Anche in quel caso a finire sotto i riflettori è la società di Pardi. “Per operare sul mercato la predetta Società Italiana Elicotteri  utilizza accordi commerciali con soggetti terzi e solitamente provvede all’assunzione di soggetti con prestigiosi incarichi istituzionali, o con forti legami con il mondo politico, inquadrandoli a tempo indeterminato fra i propri dipendenti oppure utilizzandoli quali collaboratori occasionali”, scrivono i pm nel decreto di fermo emesso il 26 gennaio. Chi sono dunque i soggetti con “forti legami con il mondo politico”? È sempre la procura a spiegarlo. “In tale contesto – spiegano i pm – sono da in quadrare l’assunzione di Cerone Maria Grazia, già segretaria del senatore Dell’Utri Marcello (detenuto dopo essere stato condannato in via definitiva a 7 anni per concorso esterno a Cosa nostra ndr) , la collaborazione con Migliori Riccardo, già deputato nel periodo 2008-2013 ed ex-presidente dell’ Osce (Organization for Security and Co-Operation in Europe), la collaborazione con Pilati Walter, già ufficiale dell’Aeronautica Militare”.

L’incontro con la mala del Brenta – Nel decreto di fermo i pm spiegano l’intera genesi dell’inchiesta, che comincia in un luogo e in un giorno ben preciso. È il 12 luglio del 2013 e a Firenze nei pressi della stazione di Santa Maria Novella, gli inquirenti documentano l’incontro tra il padovano Gian Carlo Carpi – un uomo in contatto con la Mala del Brenta, considerato uno dei fondatori della “Legione Brenno’’ , una struttura paramilitare segreta che negli anni Novanta partecipa alla guerra dei Balcani – il consulente Alessandro Ghidoni e il somalo Mohamed Omaar Jama. “Le indagini a suo tempo effettuate – scrivono gli investigatori  – hanno consentito di appurare che il somalo Jama si è rivolto a Ghidoni, e quest’ultimo a Carpi, con il fine di reperire non solamente personale disposto ad effettuare attività addestrativa per un reggimento di somali da addestrare militarmente alle Seychelles, ma anche per poter reperire tutti i materiali necessari all’attività programmata”. È lo stesso spunto seguito da Mottola nella sua inchiesta televisiva sul reclutamento di mercenari. Ed è da qui che la procura di Napoli arriva a Pardi. “Tali elementi investigativi, rimasti alla fase embrionale ed oggetto di diverse separate valutazioni in altri procedimenti penali, consentivano, però di individuare un gruppo di soggetti che si rivolgevano prevalentemente a Pardi che risultava in contatto con Ghidoni per l’effettuazione di operazioni commerciali relative all’esportazione di materiali dual use verso l’Iran”.

“Società Italiana Elicotteri vende armamenti” – E da quell’incontro alla stazione di Santa Maria Novella che comincia l’indagine della procura di Napoli. “Proprio le attività di indagine compiute sul conto del Pardi hanno consentito di verificare come questi, con la società di famiglia, Società Italiana Elicotteri di Roma, sia l’epicentro di un vasto traffico di materiali di armamento e dual use verso paesi esteri, a prescindere dal fatto che siano o meno sottoposti ad embargo”, si legge nel decreto di fermo.  “Nata per il commercio di elicotteri anche a soggetti istituzionali esteri, la società gestita dal Pardi, infatti, ha negli ultimi periodi iniziato a diversificare le proprie offerte commerciali, provvedendo alla vendita, da ultimo, anche di veri e propri materiali di armamento di produzione ucraina, commercializzati dalla sede romana della società in modo da evitare il transito sul suolo nazionale di ciò che non sia di produzione italiana”.

“I coniugi che commentavano i rapimenti” – Ed è indagando su Pardi che i magistrati arrivano ai coniugi Di Leva. “Nel novero dei contatti che il Pardi ha ricevuto, è stato, quindi, possibile rinvenire ed identificare i soggetti di area campana, con i quali è iniziata una duplice collaborazione finalizzata alla vendita di elicotteri italiani ed ucraini in Libia ed al piazzamento di prodotti ed armamenti di provenienza ucraina”. I due, originari di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, si sono convertiti all’Islam dopo aver vissuto a Teheran. L’uomo, Mario Di Leva, ha assunto il nome di Jaafar, mentre la moglie, Annamaria Fontana ha un passato in politica: è stata assessore del Psdi nella sua città e più volte si è candidata al consiglio comunale con partiti di centrosinistra. Intercettandoli, gli investigatori scoprono che i due commentano in diretta un rapimento di cittadini italiani in Libia. La sera del 22 luglio 2015, infatti, Mario Di Leva scrive alla moglie: “Hey hanno rapito quattro italiani in Libia”. Annamaria: “Già fatto, notizia vecchia, già sto in contatto”. Annamaria: “Ce li hanno proprio quelli dove noi siamo andati, già sto facendo, già sto operando con molta tranquillità e molta cautela”.

I pm non escludono “una loro possibile attività nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dai miliziani”. Dalle indagini, tra l’altro, emerge  la famiglia Di Leva avesse una “fitta ramificazione di contatti esteri, anche a livello di alti ranghi politici e militari, in particolare con paesi del Medio Oriente come l’Iran ed il Nord Africa come la Libia e la Tunisia”. Frequentazioni certificate anche dalle foto sequestrate dai militari del Gico di Venezia: nei computer della famiglia Di Leva gli investigatori trovano le istantanee scattate durante un ricevimento esclusivo dove era presente anche l’ex premier iraniano Mahmoud Ahmadinejad. “Si evidenzia che la data di creazione dei files contenenti le fotografie risale al giugno dell’anno 2008, ovvero ad un periodo in cui Mahmoud Ahmadinejadsi era presidente iraniano in carica”, annotano gli inquirenti, che sequestrano parecchie fotografie della coppia in posa davanti a elicotteri militari sovietici.

(Ha collaborato Vincenzo Iurillo)