Durissimo “j’accuse” di Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, dove ancora una volta, questa mattina, la terra ha tremato forte. Il primo cittadino con un messaggio shock ha annunciato in diretta la sua decisione di “spegnere” per tre giorni Tele Radio Amatrice, la emittente locale di informazione, e di chiudersi in silenzio stampa. “Dal giorno del primo terremoto” – esordisce – “in questi 5 mesi ho visto cose straordinarie, come il sostegno di tantissime persone umili e di tanti cittadini del mondo che si sono messi a disposizione di una comunità. Ci sono stati tanti morti, svariate scosse. Ma ho sempre detto, anche in tempi non sospetti, che dovevamo mettere il “noi” davanti all'”io“. E purtroppo devo registrare che in questi mesi ciò non è avvenuto e sono accadute cose brutte“. E, pur lodando la generosità di molti, accusa: “C’è chi ha fatto una folle corsa ad arraffare la “roba”, senza preoccuparsi di chi aveva perso tutto. C’è chi si è sentito protagonista mediatico per un giorno, dicendo anche cose non vere, senza capire che la tv molto spesso ti sfrutta”. Pirozzi parla di sua “morte nel cuore” nell’assistere a certi comportamenti, segnale del fatto che la spasmodica ricerca delle perdite materiali subite avrebbe superato il valore delle perdite umane: “Ho sentito in tv persone che hanno lamentato perdite materiali, ma mai nessuno che si è sentito fortunato perché vivo. Se questa comunità ha deciso di andare avanti ‘a roba’, allora il sindaco ideale per questa comunità non è Sergio Pirozzi, sarà un altro. Ogni giorno ho subito una stilettata e una coltellata al cuore, ma sono andato avanti. Sono un sindaco capoccione, ma sono anche un uomo, ho dei sentimenti e ho perso qualcosa anche io. Ma questo non è fregato niente a nessuno. I cittadini ossessionati dalla ricerca delle cose che non ci sono più hanno perso di vista quello che è realmente successo” – continua – “usufruendo in maniera incredibile degli aiuti di tutti gli italiani. Forse questo ve lo siete scordato. Quindi, per tre giorni spengo la radio e faccio tre giorni di lutto. Ora farò le mie cose, ma vi ricordo che dietro ogni risultato c’è un grosso culo, perché a parlare siamo tutti buoni, ma a rimboccarsi le maniche sono sempre gli stessi”. Il sindaco del borgo devastato dal terremoto del 24 agosto chiosa: “Ai più sprovveduti ricordo che presto si spegneranno le telecamere che ora vi vengono a cercare e che vi carpiscono anche cose non vere. Il mio cellulare per tre giorni non sarà più disponibile, quindi chi vorrà parlarmi dovrà venire a trovarmi. Farò le mie valutazioni. Chi ha preso troppa roba e chi ha approfittato della generosità dell’Italia lo dicesse, perché ora la misura è colma