Non lo dice esplicitamente, ma il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario fa capire che per lui la prescrizione dovrebbe fermare la sua corsa dopo la condanna in primo grado. Una riforma che ci allineerebbe a molti Paesi europei e non solo, ma che per l’ordinamento italiano sarebbe una rivoluzione. Sia rispetto alla legge attualmente in vigore – la famigerata “ex Cirielli” di berlusconiana memoria, additata dall’Anac come “un incentivo alla corruzione”  – ma anche rispetto alla nuova norma proposta nella riforma delle giustizia, il ddl penale giacente da mesi al Senato e bloccato soprattutto dall’opposizione dei centristi. All’accetta della ex Cirielli, che pone limiti inesorabili all’estinzione dei reati anche a processi in corso, il ddl penale propone l’affettatrice del ministro Andrea Orlando, che blocca lo scorrere del tempo per al massimo due anni dopo una sentenza di condanna in primo grado e per al massimo un anno dopo una condanna in appello.

In Cassazione, ha affermato Canzio nella relazione sull’amminisrazione della giustizia per il 2016, “il numero delle prescrizioni è irrisorio (767, pari all’1,3% delle definizioni)”, ma appare “comunque irragionevole che la prescrizione continui a proiettare gli effetti estintivi del reato nel corso del processo, pur dopo la condanna di primo grado”. Secondo il numero uno della Suprema corte, sarebbe invece “più corretto intervenire con misure acceleratorie sulla durata dei giudizi di impugnazione”. Quanto ai numeri, rispetto al 2015 nei giudizi di merito (dunque esclusa la Cassazione) “si registra complessivamente un apprezzabile aumento delle prescrizioni (139.488, +3,3%)”, ha spiegato il presidente. “Le prescrizioni dichiarate dai Tribunali ordinari sono state 31.610 (+6,9 rispetto al periodo 2014-2015) e, per contro, sono diminuite quelle dichiarate dalle Corti di appello (22.380, -6,6%)”. La maggior parte delle prescrizioni, comunque, “è dichiarata dagli uffici Gip, nei procedimenti contro noti e contro ignoti, e negli uffici Gup (complessivamente 82.923, 59,4%)”, dunque nell’arco delle indagini preliminari.

E’ quest’ultimo il dato a cui si è agganciato il ministro dell giustizia Orlando, intervenuto alla cerimonia: “La metà delle prescrizioni avviene nelle fase precedente al giudizio”, cioè durante le indagini, il resto tra dibattimento di primo grado e appello”. Ma anche qui , ha continuato, la situazione è a macchia di leopardo: l’incidenza della prescrizione oscilla tra l’1 e il 21%, a seconda delle varie corti d’appello, più o meno “virtuose”: la maglia nera l’hanno due distretti dove si concentra la metà dei processi che vanno in fumo. Di conseguenza, ha sottolineato il ministro, sui numeri “molto incidono i comportamenti dei soggetti” e “le scelte organizzative”. A proposito, il ministro ha anche fatto notare che “a distanza di più di un anno dalla sia entrata in vigore, ben poche corti e tribunali si siano dotati dell’Ufficio per il processo” nonostante l’assegnazione di “oltre 4mila tirocinanti”.