I treni ad Alta velocità usati, in alcune fasce orarie, soprattutto dai pendolari, sono strutturalmente in perdita. Perché “se tutti i biglietti vengono venduti con il 70% di sconto“, quello di cui godono gli abbonati, “quel treno non sta in piedi”. Quindi l’unica strada possibile per andare incontro a chi si sposta ogni giorno per lavoro e la scorsa settimana ha scoperto che Trenitalia intende rincarare gli abbonamenti fino al 35% è studiare anche per alcune tratte ad alta velocità, che in generale sono “servizi a mercato” (con prezzi che coprono i costi), un “contratto di servizio“. Cioè concordare con le Regioni un contributo pubblico a favore dell’azienda. Lo ha detto Renato Mazzoncini, amministratore delegato e direttore generale Fs, in audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato dopo le polemiche sugli aumenti decisi dal gruppo, che colpiranno appunto soprattutto i pendolari. Mazzoncini ha spiegato di aver già parlato con il ministro dei Trasporti Graziano Delrio della possibilità di “studiare” un accordo del genere, “ma serve aprire seriamente un tavolo con ministero e Regioni. Inutile ribaltare questo tema solo su Trenitalia”.

In alternativa, secondo il manager, a pagare potrebbero essere le aziende, con un meccanismo simile ai ticket restaurant per il pranzo. “Se si riuscisse ad introdurre un ticket trasporto il Paese farebbe un passo avanti straordinario”, ha sostenuto Mazzoncini facendo l’esempio della Francia dove questo meccanismo già esiste. “Il sistema delle aziende francesi ha contribuito in modo molto importante al trasporto pubblico, introducendo il ticket trasporto nei contratti di lavoro delle imprese. Nei contratti di secondo livello introduce all’interno del pacchetto Welfare la possibilità di avere biglietti detassati e decontribuiti“. Questo potrebbe associarsi alla detassazione del 19% per gli abbonamenti al trasporto pubblico locale rilanciata da Delrio in questi giorni.

“E’ nata spontaneamente una nuova categoria di clienti”, ha inquadrato il problema Mazzoncini. “Coloro che sono in grado di fare un’ora di viaggio la mattina e una la sera, come fanno tutti, riuscendo però a spostarsi in città diverse grazie alla diminuzione dei tempi di percorrenza. L’idea è quella di fare una ‘metropolitana d’Italia‘. Ma non si può pensare di scaricare questo servizio su un soggetto che deve lavorare in servizio a mercato”. Per farlo “si sono sobbarcati costi più alti” e a differenza dei pendolari ‘a bassa velocità’ “non hanno la certezza del servizio e del prezzo, perché si appoggiano a servizi a mercato”. Per l’azienda questo significa che “ci sono treni interamente riempiti da abbonati”, come i Torino-Milano e ritorno e i Napoli-Roma e ritorno, e “se tutti biglietti vengono venduti con il 70% di sconto”, quello di cui godono gli abbonati, “quel treno non sta in piedi”.

Ma “il treno deve avere una remunerazione indipendentemente dal fatto che sia a mercato o a servizio, serve comunque una remunerazione del capitale investito, presupposto elementare tanto più per un servizio a mercato”, e “con treni occupati da abbonati e tutti in perdita, non io o Morgante (ad Trenitalia, ndr) ma qualcuno che arriva e li cancella ci sarà di sicuro”. Dunque va colta l’occasione “per capire che stavolta il problema si deve risolvere e nel frattempo si devono trovare soluzioni transitorie per i pendolari, che in qualche modo possano agevolare i disagi”.

Quanto alle proteste contro i rincari, Mazzoncini ha ammesso: “Che non siamo stati dei fenomeni in termini di comunicazione è evidente anche perché chi ha subito l’aumento del 35% è il 10% degli abbonati Av quindi l’1 per mille degli abbonati totali”. In ogni caso, Mazzoncini ha escluso un congelamento degli aumenti: “Troviamo una soluzione diversa” e prima, se necessario una soluzione ponte.”Già domani in Conferenza Stato-Regioni potrebbero arrivare delle indicazioni su questo”.