Il futuro dell’auto a emissioni zero non è racchiuso solo nella tecnologia delle batterie: 13 fra le multinazionali più importanti del mondo – fra cui Toyota, BMW, Daimler, Honda, Hyundai, Shell e Total – hanno stretto un’alleanza per favorire la diffusione delle tecnologie legate all’approvvigionamento energetico a idrogeno, indicato come una fattibile alternativa per la mobilità ad impatto zero.

Il piano è quello di investire ben 10 miliardi di euro nei prossimi 5 anni in tecnologie e prodotti a idrogeno, con l’intento di sollecitare le istituzioni a fare la loro parte. L’obiettivo è sempre lo stesso: ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico generato dai motori endotermici, e non solo.

“Il mondo dell’energia si sta trasformando molto, molto rapidamente. E l’idrogeno ha delle enormi potenzialità”, ha dichiarato Ben Van Beurden, ad di Shell intervenuto al World Economic Forum di Davos. Un qualcosa in cui crede fermamente anche Toyota, che vuole ridurre del 90% le emissioni di CO2 generate dai propri modelli entro il 2050.

“Oltre alla galassia dei trasporti, l’idrogeno ha le potenzialità per supportare la transizione globale ad una società e a una produzione industriale meno dipendente dai combustibili fossili”, sostiene Takeshi Uchiyamada, presidente del consiglio d’amministrazione Toyota e papà della Prius e della Mirai, la vettura a celle a combustibile del colosso giapponese (concorrente di modelli come Hyundai ix35 Fuel Cell e Honda Clarity).

Nel frattempo il governo italiano, come richiesto dalla UE, ha inserito l’idrogeno nel suo piano strategico nazionale ed entro il 2025 dovrà assicurare sulle strade un numero adeguato di stazioni di rifornimento. Inoltre molto presto i distributori potranno erogare idrogeno liquido alla pressione di 700 bar (il decreto legge in materia sarà modificato a marzo), il doppio di quanto possibile ora: significa che per fare un pieno saranno sufficienti 3 minuti.