Fiat Chrysler è pronta ad adeguarsi alle richieste di Donald Trump. E, in attesa di sapere quali saranno le “nuove regole”, si accredita presso il tycoon che ha dichiarato guerra alle aziende statunitensi che vanno a produrre in Messico annunciando un investimento da 1 miliardo di dollari negli Usa di qui al 2020 e la creazione di 2mila nuovi posti di lavoro. Segue scambio di cortesie via Twitter tra il presidente eletto e l’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne: “Sta finalmente succedendo, Fiat Chrysler ha annunciato piani d’investimento per un miliardo di dollari sugli impianti in Michigan e Ohio”, scrive Trump. “Questo dopo che Ford ha annunciato la settimana scorsa che amplierà i suoi impianti in Michigan e negli Usa, invece di costruire una nuova fabbrica in Messico. Grazie a Ford&Fca!”. “Lo ringrazio di cuore per averci ringraziato”, ricambia Marchionne. “E’ un atto dovuto al paese”.

La decisione del gruppo automobilistico è stata ufficializzata a poche ore dall’apertura del Salone dell’auto di Detroit, l’ultimo a svolgersi sotto la presidenza Obama e a pochi giorni dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Inevitabile, quindi, il collegamento con le bordate del presidente eletto contro le aziende che importano vetture e componentistica dal Messico, dove il costo del lavoro è più basso. Nelle scorse settimane Trump ha polemizzato con General Motors, Ford e Toyota minacciando di imporre dazi sulle importazioni dal Paese confinante con gli Usa.

Risultato: Ford il 3 gennaio ha annunciato a sorpresa la cancellazione di un investimento da 1,6 miliardi per costruire una nuova fabbrica in Messico e lo stanziamento di 700 milioni per espandere lo stabilimento di Flat Rock, in Michigan, dove costruirà auto elettriche. E ora ecco la mossa di Fiat, che nei prossimi tre anni rinnoverà alcuni impianti in Michigan e Ohio per la produzione di tre nuovi modelli Jeep e adeguerà lo stabilimento di Warren alla produzione del pickup Ram, oggi prodotto in Messico. Del resto, ha spiegato Marchionne, è “molto probabile” che eventuali nuove pesanti tasse sulle importazioni messicane possano costringere Fca a chiudere gli stabilimenti messicani. Quindi meglio muoversi in anticipo.

Una fonte vicina al gruppo, citata dall’agenzia Reuters, ha sostenuto che la decisione non è legata alle dichiarazioni del nuovo presidente, che ha tra l’altro annunciato di voler rinegoziare in favore di Washington l’accordo di libero scambio Nafta. Fiat Chrysler aveva infatti già annunciato i suoi piani per espandere la produzione di camion e Suv nei suoi stabilimenti statunitensi nei mesi scorsi, contestualmente alla cessata produzione delle piccole e medie vetture. “Non gli ho mai parlato, e non ho mai parlato ai suoi consiglieri”, ha poi risposto Marchionne a chi gli chiedeva dei suoi rapporti con il tycoon. Subito dopo però ha spiegato che Fca si “aggiusterà alle regole, quando e se cambieranno” con Trump. “Non sappiamo ancora esattamente cosa cambierà”, ha aggiunto. Nell’attesa, “continuiamo a rafforzare gli Stati Uniti come hub manifatturiero globale per quei veicoli essenziali per il mercato dei suv”.

“Con queste ultime mosse”, ha aggiunto, “finalmente avremo la capacità di penetrare con successo mercati diversi da quello degli Stati Uniti, che sono stati storicamente preclusi a causa dei vincoli di capacità produttiva”. Marchionne ha anche confermato che lascerà nel 2019: “Spero” che il bilancio del 2018 “sarà l’ultimo che firmo”, ha detto.