Pare, qui in Occidente, che nel mondo arabo non sia possibile esprimere critiche all’interpretazione che alcuni musulmani danno dell’Islam, senza incorrere nella possibilità di essere uccisi da qualche fanatico. La storia di Sadiq Jalal al Azm, filoso siriano (ateo convinto), scomparso ieri, lunedì 12 dicembre, a Berlino, dimostra il contrario.

Negli anni Sessanta al Azm pubblicò un libro Critica del pensiero religioso – edito in Italia con il titolo La tragedia del diavolo. Fede, ragione e potere nel mondo arabo, Luiss University Presse – che scatenò un enorme dibattito senza precedenti.

“Questa polemica – raccontò al Azm durante una lectio magistralis tenuta all’università Luiss a Roma, il 10 maggio 2016 – andò avanti per molti mesi, specialmente in Libano. In una dichiarazione formale (anche se non una vera e propria fatwa), il Mufti del Libano mi condannò per blasfemia contro l’Islam, apostasia e ateismo. È interessante notare, però, che non ci furono episodi di protesta violenta verso quello che era stato definito allora come ‘un maligno attacco rivolto alla stessa religione’. All’epoca – ricordò il filosofo – infatti, l’opinione e l’attenzione del mondo arabo erano ancora paralizzate dalla devastante sconfitta subita nel giugno del 1967 contro Israele nella Guerra dei Sei Giorni“.

Il 1967, nel pensiero di al Azm, è un anno spartiacque nel mondo arabo. “C’era una profonda insoddisfazione politica e intellettuale per l’inerzia e il conservatorismo del pensiero e della cultura dominanti, che sembravano permanere anche in un periodo di apparente progresso socio-economico e di progetti terzomondisti di modernizzazione e crescita. Le questioni legate al ruolo della moderna scienza e tecnologia nelle nostre società sottosviluppate erano all’ordine del giorno, con particolare riferimento al loro possibile impatto sulla cultura tradizionale, i sistemi di credenze ereditati, e le convenzionali letture religiose del mondo. Circolavano allora idee circa l’urgenza di reinterpretare criticamente e aggiornare l’Islam, la sua teologia, la sua legge e i racconti tradizionali, soprattutto nell’ottica di superare l’interpretazione e comprensione letterali delle scritture”.

Queste condizioni, ricordava il filosofo nella sua lezione a Roma, sorprendentemente fecero in modo che, “mentre c’era un mandato per il mio arresto e, si supponeva, la polizia mi stava cercando, il ministro dell’Interno e il capo della polizia, Kamal Jumblatt, mi invitò in via non ufficiale nel suo ufficio presso il ministero, dove trascorremmo lunghe ore discutendo delle tesi del libro e di religione, filosofia, scienza e politica locale e internazionale, prima di rientrare in tutta tranquillità nel mio nascondiglio a Beirut. Jumblatt fu duramente attaccato dai suoi nemici per il suo comportamento non ortodosso. L’incidente fu il classico esempio del modo libanese di gestire e depotenziare una situazione di crisi. Ancora, prima di incappare nelle autorità libanesi, passai qualche tempo a nascondermi a Damasco, in attesa di un accordo che mi permettesse di trascorrere non troppo tempo in prigione prima del processo. Il Mukhabarat [i servizi di intelligence militare, ndr] mi disse che ero il benvenuto finché mantenevo il silenzio, dal momento che uno Stato cristiano – il Libano – mi cercava per aver attaccato l’Islam e loro rappresentavano uno Stato musulmano”.

Quando al Azm incontrò gli avvocati che preparavano la sua difesa “li sentì preparare un discorso altisonante su come l’Islam, da tempo immemore, credeva nella libertà di pensiero ed espressione e la proteggeva. Quando feci loro osservare che la cosa era del tutto falsa, mi ordinarono di tacere e di fare come dicevano se non volevo andare in prigione”.

Per questo, la fortuna del libro di al Azm “continuerà a essere significativo e rilevante nell’universo arabo islamico del discorso soprattutto a causa della totale sterilità dei tradizionali centri di studio dell’islam e della Shari’a (…) Il clima dominante in questi centri è di conservatorismo estremo, risentimento, apologia e lezioni a memoria”.

Si ringrazia l’ufficio stampa della Luiss University press per la gentile concessione degli estratti della Lectio magistralis tenuta da Sadiq Jalal al Azm a Roma, il 10 maggio 2016, presso l’università Luiss Guido Carli.