Settecentocinquanta firme raccolte in meno di dieci giorni per presentare la lista dei renziani duri e puri al consiglio comunale di Siracusa. Solo che a più di tre anni da quelle elezioni, il candidato numero uno di quella lista civica avanza un dubbio: “Siamo sicuri che quelle sottoscrizioni furono presentate in originale e senza alcuna irregolarità?”. Dopo i casi dei grillini a Palermo e Bologna, l’ombra lunga di una possibile Firmopoli si proietta anche su Siracusa, la città che dal 2013 è amministrata da Giancarlo Garozzo, il primo sindaco eletto in Sicilia dalla corrente di Matteo Renzi. Giovedì scorso, alla procura della città aretusea è arrivato un esposto, una lettera di una sola pagina con la quale si chiede di “verificare la correttezza degli atti relativi alla presentazione di questa e di tutte le altre liste concorrenti e in particolare di controllare se le firme dei sottoscrittori sono depositate in originale e se corrispondono alla reale volontà dei sottoscrittori”.

Ad inviarla è un architetto ambientalista: si chiama Giuseppe Patti ed è un consigliere nazionale dei Verdi, in passato presidente del Wwf. Nel 2013, dopo essersi candidato alla Camera con Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, Patti lancia la sua candidatura a sindaco di Siracusa, sostenuto dai partiti a sinistra del Pd. Dopo alcune settimane, però, viene contattato dai dem che gli propongono di sostenere la candidatura di Garozzo, mentre anche la deputata Pd Sofia Amoddio aveva lanciato un appello pubblico per l’unità del centrosinistra. “Dissero che avrebbero condiviso tutte le posizioni del mio programma: accettai”, dice oggi a IlFattoQuotidiano.it Patti, che a dieci giorni dalla presentazione delle liste aveva ottenuto il posto numero uno tra i candidati di Rinnoviamo Siracusa Adesso, la lista civica dei renziani.

“Quasi a ridosso della presentazione delle liste – ricorda Patti – dall’entourage dem mi fanno una battuta: Peppe, per questo tuo capriccio abbiamo fatto nottata. Onestamente non capii bene a cosa si riferissero in quel momento”. A Siracusa intanto si vota: Garozzo diventa sindaco con il 53% al ballottaggio, mentre Patti raccoglie solo 82 voti e non viene eletto. Poco male, perché nel frattempo diventa consulente a titolo gratuito del primo cittadino per il piano regolatore. Incarico che lascerà nel gennaio 2016 dopo aver rotto i rapporti con il sindaco a causa delle notizie emerse dall’inchiesta della procura di Potenza e la relativa costola siciliana dell’indagine sul porto di Augusta.

Quindi, poche settimane fa arriva l’illuminazione: “Leggendo le notizie sul caso delle firme false del M5s a Palermo mi ritorna in mente quella battuta: ‘Peppe per questo tuo capriccio abbiamo fatto nottata’. Mi è venuto un dubbio e ho voluto vederci chiaro”. A questo punto Patti decide di chiedere l’accesso agli atti per visionare i moduli con le firme raccolte in sostegno della lista che lo aveva candidato. “Io ho raccolto firme decine di volte, per elezioni, referendum, ma questi moduli sono strani”, dice l’architetto verde. In che senso strani? “Gli elenchi mi sembrano un po’ troppo vergini, troppo poco vissuti. Non c’è una piega, una macchia di caffè, niente assolutamente immacolati. Per questo ho il sospetto che le firme dei sottoscrittori non siano state consegnate in originale”. E la calligrafia delle sottoscrizioni? “Sul punto onestamente non mi esprimo perché non sono un grafologo, ma è questo l’obiettivo del mio esposto: sarà la magistratura ad approfondire e a verificare che tutto si sia svolto in modo regolare”.

Dopo l’interrogatorio di Patti, il procuratore capo di Siracusa, Francesco Paolo Giordano riduce ovviamente al minimo le dichiarazioni: “Stiamo esaminando l’esposto – dice contattato dal nostro giornale – ho dato mandato alla polizia giudiziaria di acquisire la documentazione necessaria: soltanto dopo vedremo se ci sono elementi di competenza del mio ufficio”. Intanto sulla questione si esprime anche il sindaco Garozzo: “Non mi sono mai occupato della presentazione delle liste a mio sostegno e delle relative raccolte firme – dice all’Ansa – In ogni caso la magistratura, alla luce dell’esposto presentato, farà chiarezza”.