Mancano soltanto due settimane al voto sul referendum costituzionale. Ai capolinea della metropolitana A e B e lungo le fermate della Metro C, all’interno delle periferie romane, quasi tutte le persone che abbiamo intervistato sanno che il 4 dicembre ci sarà il voto referendario, ma molti, anzi praticamente nessuno, sa quali sono gli argomenti sui quali saranno chiamati a esprimere il proprio voto. Un tema che più di altri sembra aver attirato l’attenzione degli elettori è il nuovo Senato, sul quale divergono le interpretazioni: subirà una “riduzione”; oppure una più drastica “abolizione”; per altri nella riforma c’è la “riduzione degli stipendi dei parlamentari”. Ma c’è anche chi ammette: “Non ho capito i termini della questione”. La maggioranza degli intervistati garantisce che andrà alle urne. E i più ‘informati’ sembrano avere una certezza: “Si vota su Renzi”.

Altro che “merito” della riforma, sembra un coro unanime: “Se vince il No il premier si dimette“; si voterà su “se vogliamo Renzi Sì o No”; “alla fine si sceglie pro Renzi o contro Renzi”, rispondono in molti. E ancora: “Della riforma non m’interessa, l’importante è mandare a casa Renzi”; “Renzi deve andare via perché non sta facendo niente per noi cittadini italiani”. Insomma, sembra che la personalizzazione abbia lasciato un segno indelebile durante la campagna elettorale referendaria. E c’è anche chi se ne dispiace: “Una scelta sbagliata, io avrei gradito un referendum con più domande, non con una soltanto”. Non è l’unico. “Dicono che andiamo a votare per poter cambiare, altrimenti per i prossimi trent’anni non si cambia più e per me che ho settant’anni questa è dunque l’ultima occasione” afferma un altro intervistato.

I più giovani non sanno ancora su quali modifiche costituzionali si voterà, ma assicurano “che s’informeranno” e andranno (quasi tutti) a votare. Altri invece hanno già le idee “chiare”: “Io voto Sì anche se non conosco ancora i punti della riforma” replica un intervistato. Allo stesso modo una signora rivendica: “Non conosco la riforma, ma voterò No”. Molta è l’incertezza e c’è anche chi si lancia in appelli: “Votate No perché qui ci sono troppi disoccupati”. “La battaglia tra il Sì o il No è una battaglia tra frustrati” sentenzia un signore. In altri è la disillusione a vincere: “Per noi cittadini italiani non cambierà niente”. Non manca chi dichiara la propria astensione perché “non m’interessa” o perché “è tutto uno schifo”. Ma cosa significherà questo voto? “Se passerà è la dimostrazione che noi italiani possiamo fare una riforma così importante, brutta o bella che sia”, afferma un ragazzo. Un altro intervistato sottolinea: “Se passa il Sì avremo un governo e un personaggio come Renzi che si sentiranno ancora più forti. Se passa il No non penso che ci sarà una catastrofe“.