Partiamo dal titolo e dalla copertina. Mina e Celentano tornano a pubblicare insieme un album, a diciotto anni dalla loro prima volta, e lo fanno con Le migliori, album che vede una copertina come forse oggi solo Lady Gaga si potrebbe permettere (sulla quale è in atto una polemica, un’accusa legittima di plagio, ma qui si parla di musica).

C’è una strada, nella foto di copertina, e ci sono quattro ragazze molto estrosamente vestite. A guardare bene, senza neanche dover fare troppa fatica, le quattro ragazze sono in realtà due Adriano Celentano e due Mina, agghindate in una via di mezzo tra i Legnanesi e, appunto, Lady Gaga in giro per shopping. Il titolo, invece, Le migliori, che potrebbe far pensare a un greatest hits col titolo di quando ancora l’inglese era a uso degli stranieri, è un omaggio al femminile, figlio di un messaggio di auguri di Celentano a Mina, che appunto parlando dell’incedere del tempo diceva qualcosa come “passerà pure il tempo, staremo pure invecchiando ma rimaniamo sempre le migliori”, così al femminile.

Uno vede questa copertina e legge quel titolo, con quei due nomi lì, così imponenti e fascinosi, e la prima cosa che gli viene in mente è: sarà sicuramente qualcosa di imperdibile. La seconda, distanziata di pochi millesimi di secondo è: chissà cosa faranno insieme stavolta, a distanza di così tanti anni e, soprattutto, alle soglie degli ottant’anni (meno, lo so, ma era per dire).

Dopo questo doveroso cappello arriva un secondo piccolo prologo, d’ufficio. L’album Le migliori è stato annunciato da un singolo, Amami Amami. Una canzone che ha lasciato chi scrive un po’ perplesso. Perché nell’insieme la canzone è abbastanza bruttina, una sorta di cover di Amandoti dei CCCP nella versione di Gianna Nannini, solo un po’ più pompata e tangheggiante, ma sempre quella storia lì. A salvarla, e a salvarla bene, le voci dei nostri, talmente belle e antiche e eterne e tutto quello che di bello vi viene in mente, da rendere anche una canzone bruttina ascoltabile, volendo anche bella. Premessa all’album, però questa, quantomeno spiazzante, perché partire con una canzone bruttina, se non è una provocazione, è quantomeno azzardato, anche se sei Mina o Celentano.

Partiamo. Le migliori è un gran bell’album. Un album adulto, inteso come intensità delle interpretazioni, come scrittura, come suono e anche come pubblico cui si riferisce. Un album strano, perché nonostante ci venga presentato come un album rivolto alle radio, Massimiliano Pani ne parla come di un “lavoro FM2”, sembra più un lavoro d’altri tempi, in cui le canzoni erano pensate come canzoni, non come brani da omologare dentro una radio. E le canzoni de Le migliori, perché quelle compongono un album, è noto, sono tutte di un’ottima fattura, Amami Amami esclusa.

Canzoni, e su questo andrebbe fatto un plauso a Mina, Celentano, la Mori e Pani, che evita come la peste i soliti autori, quelli che poi troviamo dentro tutti gli album dei giovani artisti (e di artisti come la Mannoia che giovani vogliono sembrare, evidentemente). Musica melodica, questa è la caratteristica di un po’ tutte le canzoni, comprese le più ritmate, che però coniugano l’idea di melodia in diverse maniere, dal blues, o R’n’B che dir si voglia, alla classica canzone all’italiana, passando per il pop, e per pop si intende una canzone popolare non certo una canzone vuotamente leggera.

A scrivere per loro grandi vecchi della scena come Andrea Mingardi ma anche giovani promesse come Fabio Ilacqua e Francesco Gabbani, stavolta splittati in due brani, passando per Mondo Marcio, già in passato al lavoro con Mina, Paletti, Riccardo Sinigallia e Luca Rustici. I brani, i cui titoli non troverete in questo articolo perché, il titolo dell’album non sta lì per caso, tutte alla pari meritevoli di attenzione, sono solidi, certo non originalissimi, ma forti della presenza di quelle voci che, lo ribadiamo, potrebbero davvero cantare l’elenco del telefono risultando comunque convincenti, tutti lì a chiamare quei numeri a canzone finita.

Sarebbe piaciuto se, per dire, Mondo Marcio avesse proposto un brano alla Mondo Marcio a quei due mostri sacri, o se la voce che voleva Caparezza al lavoro con Mina e Celentano avesse portato a qualche canzone, magari anche con la sua voce dentro. Così non è stato, e a consolarci restano loro due Mina e Celentano, due monumenti, capaci di emozionare, divertire, farci commuovere e al tempo stesso spingerci a sorridere di niente, due voci, le loro, e due nomi, i loro, che non hanno trovato epigoni, capaci oggi come cinquant’anni fa di essere Mina e Adriano Celentano.

Ora ci aspetterà un primo programma televisivo, il 12 dicembre, cui ne seguiranno due dopo il Festival di Sanremo, vogliono i rumors presentati da Checco Zalone (che con Celentano ha flirtato nel suo ultimo film). Su una cosa ci sentiamo di dar ragione a Paolo Sorrentino, che nel suo The Young Pope fa dire al Papa interpretato magistralmente da Jude Law che niente è più immaginifico e da rockstar che il non apparire, proprio come Mina (e in parte Celentano). Ce ne fossero a decine, di rockstar come loro. Senza ombra di dubbio le migliori.