I Radicali hanno depositato alla Camera oltre 65mila firme di sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare ‘Legalizziamo‘ per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell’uso personale di tutte le sostanze. Ad oggi, per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare servono 50mila firme, ma il Parlamento non ha l’obbligo di discuterla. Ma come cambieranno gli istituti di democrazia diretta quali referendum e leggi di iniziativa popolare con la riforma oggetto del prossimo referendum costituzionale del 4 dicembre? “La riforma costituzionale non modifica le modalità di raccolta delle firme. Rimane un sistema medioevale – afferma Antonella Soldo, neo presidente dei Radicali – con le firme portate da 50mila a 150mila, sarà impossibile proporre leggi di inizativa popolare, e i referendum portati a 800mila firme – continua la Soldo – non parliamone proprio”. “Il punto è che nella riforma costituzionale non c’è alcuna garanzia che con il triplicare delle firme richieste si arrivi davvero alla discussione”, afferma Marco Cappato. Infatti, oltre alla battaglia sulla cannabis, i Radicali si stanno battendo per nuove modalità di raccolta delle firme, con l’introduzione delle firme on-line, e per la semplificazione delle procedure atte a validare le firme di sostegno alle iniziative popolari. Perché altrimenti, “restando le cose così solo i grossi partiti con i loro apparati o i grandi sindacati potranno proporle”, afferma Riccardo Magi, segretario de ‘I Radicali’; e Giuseppe Civati, che sostiene la legalizzazione assieme ai Radicali, è critico sull’innalzamento ad ottocentomila firme per proporre un referendum: “Anche il Pd per il referendum più importante della storia politica di Renzi ha raccolto 504mila firme. Portarle a ottocentomila non mi sembra una genialata”