“Ci serve l’esercito per costruire i recinti elettrificati per i nostri 400 maiali. Qui manca la manovalanza. Siamo disperati, 20 capi sono già morti”. La signora Ada Fausti (47 anni), allevatrice dell’Azienda Agricola Maiale Brado di Norcia, parla a Servizio Pubblico, dopo i reiterati appelli alle istituzioni questi giorni, della situazione post sisma che sta vivendo la sua famiglia. Cinque persone in tutto. “Abbiamo ricevuto la solidarietà di tanti, l’acqua ora arriva con l’autobotte grazie alla Forestale, ma senza i recinti e i capanni, ora del tutto inagibili, che servivano da ricovero per i maiali, rischiamo di perdere tutto. Ci sono i lupi e il rischio degli ‘sciacalli’ è altissimo, dopo il sisma del 24 agosto sono già spariti alcuni capi”, l’imprenditrice si sfoga. “Da due mesi e mezzo non dormiamo, il casale, dopo la forte scossa del 30 ottobre, è fortemente danneggiato e così capanno e stalla. La prima volta che abbiamo dormito è stata stanotte in un albergo a Perugia. Dormiamo in un container regalatoci da amici e ci spostiamo con un camper. Qui la mancanza maggiore, mi rivolgo al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, è la manovalanza persa che aiutava noi allevatori e agricoltori”. Di questo allevamento si era occupato Announo con Giulia Innocenzi a maggio dello scorso anno. La giornalista Alice Martinelli aveva raccontato, nel filmato che ora vi riproponiamo, l’altra faccia dell’industria della carne, quella che fa della sostenibilità un valore irrinunciabile: “Qui i maiali nascono, mangiano e pascolano all’aria aperta – raccontavano i Fausti -, seguendo i ritmi evolutivi naturali della loro specie”. “Questi maiali non sono come quelli dell’industria, fanno al massimo sei piccoli a capo e partoriscono una volta l’anno – avevano aggiunto -. Ci vogliono circa due anni e mezzo per avere un maiale, contro i sei mesi dell’industria. E’ un’eccellenza apprezzata anche dagli chef della Casa Bianca, tanto che prosciutti e carne di questa azienda erano finiti sulla tavola degli Obama. “Abbiamo ricevuto in questi giorni – dichiara oggi Ada – un sms di solidarietà da uno dei cuochi del presidente Usa che assaggiò allora i nostri prodotti. E’ uno sprone ad andare avanti, ci aggrappiamo anche a questo”.