Non ci stiamo spaccando sull’accoglienza, o sulla tortura, o sul petrolio o sui diritti gay. Questo referendum è importante, ma ha una componente di possibile errore in buona fede molto alta. Ciò premesso, ecco la autocoscienza del mio No al referendum costituzionale. E’ un esercizio che propongo a tutti: proviamo a capire come ci formiamo le idee e le convinzioni, magari prima ancora di esprimerle come uno stendardo di guerra. Così magari ammettiamo anche le nostre debolezze.

Ammetto, per esempio, di non aver studiato profondamente la Riforma costituzionale. Ma sono abbastanza sicuro che il mio votare NO non derivi prioritariamente da schieramento anti-renziano. Se ci fosse un referendum che tenta di abrogare contro il governo una legge “da destra” starei tranquillamente con Renzi. Una ragione di fiducia personale, o se vogliamo in un certo senso una ragione di schieramento però c’è, e riguarda i costituzionalisti.

Diciamo che se Onida, Rodotà, Zagrebelsky mi invitano a votare No, perché contrari a questo tipo di nuovo Senato, e alle altre modifiche alla Costituzione, beh io tendenzialmente mi fido di loro. Mi fido di chi ha dedicato la vita a studiare approfondire praticare i diritti. Inverto l’onere della prova, mi discosterei dalla loro opinione solo se profondamente convinto della opportunità tecnica e politica di questa riforma. In questo caso non lo sono. Avessero abolito il Senato non mi lamenterei.

Ma questo Senato dei nominati (e che riduce ulteriormente la rappresentanza delle minoranze) non vedo che vantaggi ci può dare. In generale lo vivo come una tappa di quel processo di riduzione della rappresentanza ma senza capacità di innovazione che ha avuto nella questione province/città metropolitane un passaggio significativo e tremendo. (Sarebbe un discorso lungo, non lo faccio qui, lo riporto solo perché, appunto, sto facendo autocoscienza.)

E mi pare persino di cogliere in questa riforma chiamiamola “Boschi” una punta di neo nazionalismo nel momento in cui si indeboliscono (forse) le Regioni a vantaggio dello Stato, ma contemporaneamente non si sta spingendo a favore di un vero potere politico e democratico europeo. C’è chi teme che con questa riforma costituzionale il “renzismo” diventi regime, e chi teme che mescolato con l’Italicum un regime venga fuori dalla probabile vittoria elettorale dei 5 stelle.

Non sono così pessimista né sul Pd né su 5 stelle. Piuttosto mi preoccupo per un pericolo maggiore che potrebbe prendere corpo rapidamente: una versione italiana del populismo xenofobo neonazionalista e antieuropeista, attualmente  malrappresentata e quindi sottorappresentata dalla Lega. Non arrivo a volere il bicameralismo perfetto per impantanare qualunque governo, e quindi anche il governo della neodestra che temo. Dico solo che la semplificazione politica e  istituzionale non è un bene di per sè,a prescindere, e viceversa  le coalizioni e persino le grandi intese e le anatre zoppe non sono un male di per sè, come invece anche io pensavo fino a poco tempo fa. Insomma voto No per prudenza e per riaprire la ricerca di soluzioni realmente democratiche liberali ecologiche e informate ai problemi di potere politico che abbiamo.