“Così mi sono tolto il dente cariato e non ci sono più polemiche”. Con queste parole il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, Forza Italia, liquida la decisione presa stamattina di togliere dalla facciata del Municipio lo striscione di Amnesty International che chiede “Verità per Giulio Regeni“, anticipando così un’eventuale iniziativa del Consiglio comunale sulla mozione presentata alcuni giorni fa dai capigruppo della maggioranza di centrodestra che puntava alla rimozione per il “rischio di assuefazione visiva”. La mozione, che ha scatenato la dura reazione del Pd, doveva essere discussa in consiglio lunedì prossimo. Ma il sindaco ha sbaragliato le carte in tavola e in una nota accusa i dem di fare “sciacallaggio politico“. Ovviamente la mossa non è piaciuta né ai democratici né ad Amnesty International.

Ma come si è arrivati alla scelta di togliere lo striscione senza nemmeno aspettare il verdetto dell’Aula? Per Dipiazza la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la campagna giornalistica de il Piccolo contro la mozione del centrodestra. Proprio questa mattina, infatti, il quotidiano cittadino è uscito con una doppia prima pagina occupata dalla scritta “Verità per Giulio Regeni” su campo giallo, in aperto dissenso con la richiesta della maggioranza comunale. In un breve editoriale il direttore Enzo D’Antona sottolinea che la proposta del centrodestra “non ci piace e secondo noi il sindaco dovrà rifiutare. Non perché ogni manifesto sia destinato a restare affisso per sempre, ma perché il caso Regeni è ancora una ferita aperta nel cuore d’Italia”, e “sarebbe come voler abbandonare una battaglia ancora in corso. Come arrendersi e scegliere di dimenticare“.

Per Dipiazza è l’ennesimo tentativo di “strumentalizzazione”. “In questo momento con tutti i problemi che abbiamo nel paese, con tutti i problemi di occupazione per i giovani che ho in città – dice in un’intervista a Radio24 – se devo occuparmi di queste cose… questa mattina mi sono alzato, ho visto il giornale, ho detto ‘bene. Così lo tolgo’. Così mi sono tolto il dente cariato e non ci sono più polemiche”. Alla domanda se si può parlare “addirittura di dente cariato”, il primo cittadino risponde: “E sì perché il giornale l’ha messo come un problema politico, invece questo disgraziato è morto torturato per altre motivazioni, ha avuto tutta la mia solidarietà e la solidarietà di tutto il paese però adesso è intervenuta la politica e quando interviene la politica a me non va più bene, perché se è un fatto politico allora lo tolgo”.

“Premessa la mia completa solidarietà alla famiglia per quello che è successo al figlio per le torture che ha subito – continua Dipiazza – ma poi lo striscione è diventato un fatto politico. Il Pd cavalca questa cosa, allora a questo punto se loro cavalcano io lo tolgo. Poi alla fine sono l’unico ente che ho messo fuori questo striscione, che dovrebbe essere esposto al palazzo del governo”. Rispondendo alle domande, il sindaco dice che non avrebbe alcun problema a chiamare i genitori di Giulio Regeni.

Si rivolge invece direttamente a loro il senatore del Pd Francesco Russo. Lo fa con una lettera aperta diffusa dopo la rimozione dello striscione. “Vi chiedo scusa. Non da esponente di una parte politica ma da parlamentare italiano, rappresentante di Trieste e della Regione FVG”. “Lo faccio perché – prosegue – ancora una volta la politica ha preferito mostrare ai propri cittadini il lato peggiore di se stessa. Anche la morte di un giovane è diventata teatro di scontro, divisioni, accuse e tentativi di guadagnare visibilità con azioni e dichiarazioni che hanno prodotto unicamente l’effetto di aumentare il dolore di una famiglia che chiede semplicemente, testardamente e giustamente di conoscere la verità”.

Duro anche Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, che parla di “atto intempestivo e fuori luogo, che mostra una grave mancanza di sensibilità in chi lo ha compiuto”. “La ricerca della verità – aggiunge, in una nota – non può essere sottoposta a date di scadenza, non si prescrive neppure quando occorrono decenni perché gli autori di gravi violazioni dei diritti umani siano portati davanti alla giustizia. Quello striscione, appeso sui municipi di oltre 170 città italiane, sta a significare un impegno non effimero per la ricerca della verità sulla tortura e l’uccisione di Giulio Regeni. E’ davvero triste che un vicenda umana così tragica sia diventata oggetto di polemica politica, soprattutto – conclude – in una città così importante nella vita di Giulio come Trieste”.