Nella notte tra giovedì e venerdì la sterlina britannica è crollata in due minuti ai minimi da 31 anni. Uno scivolone legato senza dubbio ai timori che il negoziato con l’Europa sulla Brexit si riveli più duro del previsto, come ventilato dal presidente francese François Hollande in un’intervista al Financial Times. Ma c’è il sospetto che dietro la forte perdita in un intervallo di tempo brevissimo ci sia stato un errore umano o l’effetto degli algoritmi automatici impostati per inviare automaticamente ordini di vendita quando arriva una notizia potenzialmente negativa. Non a caso un portavoce della Bank of England ha fatto sapere che “la banca sta investigando sul ribasso della sterlina della notte scorsa”.

All’apertura dei mercati asiatici il pound inglese è sceso a quota 1,1491 nei confronti del dollaro, il livello più basso dal 1985. Poi ha recuperato rapidamente fino a quota 1,246, comunque in calo dell’1,2% a livello giornaliero, il che porta la perdita settimanale al 4 per cento. La “disfatta misteriosa”, come la definisce Bloomberg, ha a che fare senza dubbio con le dichiarazioni di Hollande che ha chiesto “fermezza” nelle trattative con la Gran Bretagna parlando esplicitamente di una “hard Brexit”. Ma “nulla”, secondo l’agenzia statunitense, “può giustificare un crollo di questa portata”.

“E’ stata una cosa fuori misura rispetto al supposto evento scatenante”, ha commentato Derek Mumford, direttore di Rochford Capital esperto di rischi legati al tasso di cambio e di interesse. Si è trattato del movimento più forte della valuta inglese dal 24 giugno, il giorno dopo il referendum, ma stavolta nessuno se lo aspettava, raccontano gli analisti sentiti da Bloomberg. Di qui l’ipotesi che a far scattare l’ondata di vendite siano stati i sistemi automatici, che muovono ormai volumi di circa 200 miliardi di dollari al giorno. L’altra possibilità resta l’errore umano di un trader.