“Sono sorpreso. Ero nel mio laboratorio”. Quale potrebbe essere stata se non questa la risposta migliore di uno scienziato appena premiato con il Nobel per la medicina? Il biologo giapponese Yoshinori Ohsumi ha meritato il riconoscimento più ambito “per le sue scoperte sui meccanismi dell’autofagia”, con cui le cellule riciclano le sostanze di scarto. Studi importantissimi quelli sull’autofagia cellulare perché sono alla base della ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci anticancro ed è utile per lo studio di diverse patologie come Parkinson e diabete.

L’annuncio è stato dato oggi, come da tradizione al Karolinska Institutet di Stoccolma. I vincitori sono stati scelti fra i 273 scienziati candidati quest’anno. Il premio ammonta a 8 milioni di corone svedesi, al cambio odierno oltre 830mila euro. “Le scoperte di Ohsumi hanno portato a un nuovo paradigma nella nostra comprensione su come le cellule riciclino le sostanze di scarto” il motivo del premio.

Cos’è l’autofagia
Il “meccanismo di riciclaggio delle cellule” è una delle funzioni alla base di tutte le cellule viventi. Si chiama appunto autofagia e permette alle cellule di liberarsi di tutte le sostanze di scarto consegnandole in un ‘reparto’ specializzato per la loro degradazione, chiamato lisosoma. L’esistenza di questo meccanismo era stata ipotizzata fin dagli anni ’60, ma solo le ricerche condotte negli anni ’90 da Yoshinori Ohsumi hanno permesso di comprendere a fondo questo processo.

Ohsumi è nato nel 1945 a Fukuoka (Giappone). Ha ottenuto il dottorato di ricerca all’Università di Tokyo nel 1974. Dopo aver lavorato tre anni alla Rockefeller University di New York (Usa) ha fatto rientro all’ateneo nipponico dove ha formato il suo gruppo di ricerca nel 1988. Dal 2009 è professore al Tokyo Institute of Technology.

Perché sono studi così importanti
Gli studi sull’autofagia cellulare sono alla base della ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci anticancro a cui lavora l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Siena. Un lavoro che potrebbe dare concreti risultati “entro 5 – 10 anni, anche se fare previsioni in questo campo è molto difficile”, spiega all’Adnkronos Salute Mario Chiariello, impegnato da 10 anni nella ricerca sulla proteina Erk8, implicata nella trasformazione neoplastica attraverso il meccanismo cellulare individuato dal nuovo Nobel. “L’autofagia – ricorda Chiariello – è un meccanismo che si è rivelato molto importate negli ultimi anni. È utile per lo studio di diverse patologie neurodegenerative, Parkinson, cancro, diabete. Basterebbe questo a farne comprendere il valore. Dai primi studi di Yoshinori Ohsumi sui lieviti l’interesse per questo meccanismo è cresciuto molto. Tanti laboratori fanno ricerca in questo campo”. Per quanto riguarda i tumori, uno dei settori in cui la letteratura sull’autofagia è più ampia, gli studi del Cnr di Siena sono concentrati sulla funzione e il ruolo della proteina Erk8 e, contemporaneamente, si stanno sviluppando farmaci in grado di inibirla.

Alberto Mantovani: “Premio meritato”
“Si tratta di un Premio Nobel assolutamente meritato” dice a Radio 3 Scienza Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University tra gli scienziati italiani più citati al mondo. Un “processo fondamentale in patologie diverse, in particolare nello sviluppo di cancro.  Le nostre cellule innanzitutto fanno fagocitosi, ovvero ci sono cellule specializzate che mangiano e che giocano un ruolo fondamentale nelle nostre difese. Si è scoperto che le cellule fanno anche autofagia, mangiano cioè pezzi di se stesse. Da una parte questo meccanismo permette la pulizia della cellula, dall’altro permette alla cellula di sostenersi in situazioni difficili”.

Un Nobel italiano? “Scarsi finanziamenti alla ricerca”
“Per riportare il premio Nobel per la Medicina a uno scienziato italiano occorre un maggiore investimento in ricerca di base” dice Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), all’Adnkronos Salute. “Purtroppo la scarsità di finanziamenti alla ricerca di base che c’è in Italia – prosegue – la paghiamo anche in termini di premi Nobel. Speriamo che i fondi ricomincino a crescere, perché al momento sono Paesi come Stati Uniti, Giappone e anche Cina a ottenere questo tipo di risultato. Dobbiamo tornare a essere competitivi, le intenzioni ci sono, e ad esempio il progetto Human Technopole va in questa direzione”.  “Anche l’Iss – ricorda il presidente – ha effettuato la sua riorganizzazione in direzione della salvaguardia della ricerca di base. E recentemente abbiamo pubblicato su Nature una importante scoperta in campo oncologico. Ma se vogliamo che il nostro Paese venga insignito di un Nobel, come meriterebbe, dobbiamo fare di più, tornando a contare sul supporto dei finanziamenti pubblici”.

Telethon: “Dall’Italia grande contributo per lo studio”
Il meccanismo dell’autofagia “è da anni oggetto di studio dei ricercatori dell’Istituto Telethon di genetica e medicina-Tigem di Napoli. Proprio qui il professor Andrea Ballabio ha scoperto il gene “spazzino” denominato Tfeb, e ha dimostrato come questo preciso segmento di dna sovraintende alla produzione e al funzionamento dei lisosomi, gli organelli cellulari deputati allo smaltimento delle sostanze di scarto, per evitarne l’accumulo e i conseguenti effetti tossici”. Così Francesca Pasinelli, direttore generale di Fondazione Telethon, evidenziando il contributo italiano al campo di studi premiati dal Nobel per la Medicina 2016. “Questo processo di pulizia – aggiunge – potrebbe risultare molto utile nel caso di svariate malattie degenerative, sia molto rare come quelle da accumulo lisosomiale o la corea di Huntington, sia più diffuse come Parkinson, Alzheimer, aterosclerosi“. “Abbiamo appreso con grande entusiasmo la notizia della vittoria del premio Nobel per la Medicina da parte di Yoshinori Ohsumi – dice Pasinelli – Il biologo giapponese si è infatti distinto per le sue scoperte sul fenomeno dell’autofagia, uno dei meccanismi fondamentali della biologia, che permette alle cellule di ‘mangiare se stesse’ e quindi di riciclarsi e rinnovarsi continuamente”.