Una volta, nella buona vecchia democrazia rappresentativa, c’era la simpatica usanza della luna di miele: ogni nuova amministrazione, nei primi cento giorni, godeva di un’immunità dalle critiche. È così per l’amministrazione Sala a Milano, che pure ha incontrato problemi non minori della giunta romana. La luna di miele fra Virginia Raggi e Roma, invece, s’è interrotta il settantesimo giorno, per via di un misterioso delitto. Chi è l’assassino? Il Raggio magico? I vari direttorî (plurale di direttorio) del M5S? I mitici poteri forti? Belzebù in persona?

Un’idea ce l’ho. Il peggiore indiziato è lo stesso dna del Movimento: la sua scelta originaria per la democrazia diretta, partecipativa, digitale. Pensateci: cosa dovrebbe distinguere una giunta a cinque stelle da un’amministrazione qualunque? Quest’ultima, direi, nomina gli amministratori e poi li lascia lavorare: il controllo è solo successivo, da parte della magistratura ordinaria, amministrativa, contabile… A un’amministrazione a cinque stelle, invece, i controlli successivi non bastano: dev’essere una casa di vetro, esposta ogni momento allo sguardo della cittadinanza.

Ora, mettetevi nei panni di un tecnico benintenzionato, che accetti di lavorare per un’amministrazione così. Oltre a picchiarsi con problemi che fanno tremare le vene e i polsi, oltre a dover rendere conto ai direttorî di cui sopra, deve rispondere a ogni cittadino che abbia qualcosa da ridire sul suo operato. Voi ve la sentireste? Io no, non sono un santo. Ma è proprio questo il problema che il Movimento deve risolvere, a Roma e altrove, ricorrendo alla propria fantasia istituzionale. Altrimenti, il rischio peggiore non è apparire poco credibile come forza di governo. È diventare un partito come tutti gli altri.