La Russia non parteciperà ai Giochi di Rio de Janeiro 2016. A quelli paralimpici, però. Il comitato internazionale (Ipc) presieduto da sir Philip Craven ha votato (all’unanimità) per ciò che il Comitato olimpico non aveva avuto il coraggio di fare: escludere la Russia dalle Olimpiadi. Per le stesse, identiche ragioni per cui Mosca era stata graziata dal Cio: il doping di Stato scoperto e ben descritto dall’ormai famoso rapporto McLaren, “un sistema corrotto e interamente compromesso” che non risparmia nessuno. E che costringe il presidente dell’Ipc ad affermare che “potenzialmente tutti gli atleti russi potrebbero essere dopati”. E a usare parole pesantissime: “La loro mentalità di vincere ad ogni costo mi disgusta”.

Le Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016 saranno la quindicesima edizione dei Giochi riservati ad atleti con disabilità. Si svolgeranno circa un mese dopo le Olimpiadi, dal 7 al 18 settembre. E quest’anno non vedranno al via l’intera nazionale russa: ben 267 atleti banditi in un sol colpo. È il risultato dell’inchiesta della Wada che nel movimento paralimpico ha avuto conseguenze devastanti, ben più che in quello olimpico. Il 24 luglio il Cio aveva deciso di “non decidere”, rimettendo la palla in mano alle Federazioni e di fatto spalancando le porte dei Giochi di Rio alla stragrande maggioranza dei rappresentanti russi: alla fine sono stati esclusi praticamente solo quelli dell’atletica leggera, con tante discipline (come scherma e judo) promosse in blocco e persino un paio di nuotatori (Morozov, Efimova) riammessi in extremis. Oggi il Comitato internazionale paralimpico ha votato esattamente all’opposto.

Dopo aver analizzato il report della Wada e condotto un approfondimento con il professor McLaren in persona, il verdetto è stato unanime: “Il comitato russo al momento è incapace di attenersi alle normative antidoping internazionali, che rappresentano il requisito fondamentale per ogni Federazione e Comitato. Questo significa che la Russia viene sospesa con effetto immediato e perde ogni diritto di partecipare alle Paralimpiadi”, si legge nel comunicato ufficiale. Mosca ha tempo fino al 28 agosto per fare appello al Tribunale arbitrale dello Sport (che però su una questione simile ha già dato ragione alla Iaaf per l’esclusione degli atleti russi. I risultati dell’indagine, infatti, sono stati eloquenti: “Tragicamente siamo di fronte non a degli atleti che ingannano il sistema, ma ad un sistema che inganna gli atleti”, ha spiegato sir Philip Craven. “Negli ultimi giorni sono emersi anche altri 10 casi di positività, oltre quelli del rapporto McLaren. Il che mi porta a dire che forse non siamo all’inizio, ma certo neanche alla fine dello scandalo. Altre irregolarità verranno fuori”. Infatti l’Ipc ha già chiesto di ritestare tutti i campioni delle ultime Paralimpiadi di Sochi 2014: “Due anni fa avevo detto che erano stati i Giochi invernali migliori di sempre. Ora sono costretto a rivedere il mio giudizio”, ha concluso Craven.

Il Comitato paralimpico, dunque, si prepara a ridistribuire fra i vari Paesi partecipanti i 267 posti che sarebbero dovuti spettare agli atleti russi; anche se per questo si attenderà il parere definitivo del Tas. Intanto alla storia dello sport viene consegnata una decisione epocale. Proprio quella che due settimane fa il Cio non aveva avuto il coraggio di prendere. Posizioni diverse, sulla base però degli stessi presupposti. Anzi, la situazione dell’Ipc era anche meno grave rispetto a quella del Cio: al netto di ulteriori irregolarità emerse nel supplemento di indagini, nel rapporto McLaren sono contenuti “solo” 35 casi di positività per le discipline paralimpiche, a fronte di oltre 500 per quelle olimpiche. Qui, però, è arrivato un bando totale, senza eccezioni. E a chi gli ha domandato le ragioni di questa disparità di giudizio, sir Craven si è limitato a rispondere: “Evidentemente quella era la miglior decisione per il movimento olimpico. Per noi la situazione è differente”. O forse i Giochi paralimpici – meno mediatici, lontani dai riflettori – interessavano poco Mosca. E il verdetto della commissione non è stato influenzato dalle stesse pressioni politiche.

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