L’atletica leggera russa non sarà in pista a Rio. La decisione è definitiva. Il Tas, il Tribunale arbitrale dello sport, ha respinto l’appello presentato da 68 atleti confermando la decisione presa dalla Iaaf lo scorso 17 giugno. Il gruppo chiedeva di andare ai Giochi sulla base del principio di responsabilità soggettiva, mentre il Tribunale di Losanna ha ribadito la correttezza della decisione della Federazione internazionale di atletica leggera che aveva fermato in blocco l’atletica di Mosca dopo la diffusione del primo report dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada).

La sentenza arriva a pochi giorni – forse poche ore – dalla decisione del Comitato olimpico Internazionale sull’esclusione della Russia da tutti gli sport olimpici, suggerita sotto traccia dai risultati della Commissione indipendente della Wada. Il rapporto McLaren, diffuso lunedì, ha infatti qualificato “oltre ogni ragionevole dubbio” quello russo come “doping di Stato”, organizzato ai massimi livelli e impostato per insabbiare oltre 300 casi di positività in più di venti discipline. L’esecutivo del Cio aveva rinviato la decisione definitiva sulle sanzioni dopo la pubblicazione dell’inchiesta, citando tra le altre ragioni anche la necessità di approfondire il rapporto tra responsabilità soggettiva e oggettiva. Quanto stabilito oggi dal Tas di Losanna – ovvero che non basta il principio di responsabilità soggettiva per riammettere gli atleti – sembra destinato a influire sulla decisione del Comitato presieduto da Thomas Bach.

Non resta quindi nulla del dominio nella marcia (e non solo) che la Russia manifestò a Londra 2012. Le uniche due atlete in gara a Rio, sotto le insegne della Iaaf, saranno Yulia Stepanova, grande accusatrice del sistema di Stato a cui è stato concesso un pass per la sua collaborazione, e Darya Klischina, lunghista che vive e si allena negli Stati Uniti. Dalla pluricampionessa di salto con l’asta Yelena Isinbayeva in giù, invece, tutti i russi restano bloccati dalla sentenza del tribunale svizzero. Aprendo la corsa a un bottino di medaglie importante, che potrebbe diventare ancora più appetibile se Mosca dovesse essere esclusa da tutti gli sport. In quel caso, secondo le ultime rilevazioni del sito Gracenote che da mesi stila un ‘medagliere virtuale’ sulla base dei risultati ottenuti dagli atleti, sarebbero 63 le medaglie da riassegnare: venti ori, 23 argenti e 20 bronzi. Sei erano quelle previste nell’atletica. La caccia è aperta.

LE REAZIONI – Mutko: “Decisione inaccettabile”
“Mi dispiace per questa decisione”, ha detto il ministro dello sport russo Vitaly Mutko. “Purtroppo, è stato stabilito un precedente importante con la responsabilità collettiva” per le violazioni per doping individuali. Mutko ha aggiunto che i dirigenti russi prenderanno in considerazione quali misure adottare alla luce della decisione della Corte, e che le cose non dovrebbero essere lasciate così come sono. Anche il Cremlino ha commentato la decisione del Tas. Il portavoce si è detto profondamente rammaricato. “Mi dispiace certamente per tale decisione relativa a tutti i nostri atleti”, ha detto Dmitry Peskov in una conference call con i giornalisti. “Il principio della responsabilità collettiva è difficilmente accettabile”, ha aggiunto Peskov. Dmitry Shlyakhtin, presidente della Federazione, ha dichiarato che la sua organizzazione farà di tutto per assicurare la presenza degli atleti Russi alle Olimpiadi di Rio. “La Iaaf è completamente corrotta, lo scandalo doping è iniziato da loro” ha poi attaccato Mutko.

Isinbayeva: “E’ il funerale dell’atletica leggera”
Così la campionessa olimpica di salto con l’asta Elena Isinbayeva ha commentato all’agenzia TASS la decisione della Corte di arbitrato per lo Sport.

Sebastian Coe: “Non è giorno di festa, ma Tas ha tutelato atleti puliti”
La Iaaf ha accolto favorevolmente la decisione del Tas di confermare l’esclusione della Russia dalle gare di atletica alle Olimpiadi di Rio, sostenendo che in questo modo “tutela i diritti della Iaaf di utilizzare le regole per la protezione dello sport, degli atleti puliti e sostenere la credibilità e l’integrità delle competizioni”. Il presidente Sebastian Coe ha aggiunto: “Siamo grati che le nostre regole e il codice anti-doping siano stati sostenuti, ma questo non è un giorno per dichiarazioni trionfali”. “Non è mia intenzione fermare gli atleti, il desiderio della nostra Federazione è di includere e non escludere”, ha aggiunto. “Dopo Rio, la Iaaf continuerà a lavorare con la Russia per stabilire un ambiente pulito, sicuro per i propri atleti in modo che la Federazione e il team possano tornare al più presto alle competizioni e al riconoscimento internazionale”, ha concluso il presidente della Federazione internazionale di atletica.