Pressing da più parti per rimuovere gli ostacoli alla diffusione delle piccole reti elettriche private e alla generazione distribuita, essenziali per una trasmissione più efficiente di energia e per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. E questa volta il fronte è assai eterogeneo: dall’Antitrust agli ambientalisti, dai consumatori a parte del mondo politico.

Il garante della concorrenza ha inviato una segnalazione a governo, Parlamento e Autorità per l’energia (Aeegsi) sottolineando come l’attuale quadro normativo in materia sia incompleto, poco chiaro e limiti la concorrenza e lo sviluppo di nuove reti private in Italia. Nel mirino finisce, in particolare, la disciplina che blocca i Sistemi di Distribuzione Chiusi (Sdc), sistemi geograficamente limitati, costituiti da un soggetto che produce energia, una rete elettrica che la trasferisce e utenti che la utilizzano. Il sistema Sdc permette ad esempio a un centro commerciale di alimentare con un impianto le utenze di tutti i suoi negozi. Un modo per rendersi autonomi nella produzione e nell’utilizzo di energia (autoconsumo). Ciò è alla base della generazione distribuita, grazie alla quale si può produrre esattamente dove serve, senza dispersioni e con maggiore efficienza. Dando al contempo una forte spinta allo sviluppo delle rinnovabili, che appunto rendono maggiormente in loco. Oggi invece il modello è centralizzato a livello pubblico, per cui tutto questo non è possibile. E a beneficiarne poche grandi società.

“Eventuali ostacoli all’esistenza di reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico, basato sulla centralizzazione della generazione di energia elettrica in impianti di grandi dimensione e sulla trasmissione e distribuzione attraverso reti pubbliche dell’elettricità e dell’unità di consumo”, dice l’Antitrust, spiegando che tutto ciò “riflette per lo più le scelte tecnologiche compiute nel passato e non favorisce l’evoluzione delle reti verso nuovi modelli di organizzazione del sistema elettrico che possono utilmente contribuire al raggiungimento degli obbiettivi generali di convenienza dell’energia per gli utenti, innovazione, sicurezza e sostenibilità finanziaria del sistema elettrico nazionale, oltre che di tutela della concorrenza”. Di qui quindi la richiesta di rivedere l’intera disciplina normativa e regolamentare sui Sistemi di Distribuzione Chiusi.

L’iniziativa del Garante nasce su segnalazione del senatore del M5S Gianni Girotto, che a fine 2015 aveva scritto due volte per evidenziare gli effetti potenzialmente restrittivi della concorrenza di una recente delibera dell’Aeegsi sulle regole sui Sdc. Delibera che ha infatti stabilito l’impossibilità di rifornire da impianti di generazione distribuita energia a più di un utente all’interno di un edificio commerciale e di servizi.

Ora, parallelamente alle parole dell’Antitrust, il M5S è tornato alla carica presentando un apposito emendamento al ddl concorrenza, in discussione in commissione X del Senato, che definisce “attività libera” la realizzazione di reti private da fonti rinnovabili e cogenerazione con le caratteristiche di sistemi di distribuzione chiusi. L’emendamento è però stato bocciato, con dieci voti contrati (Pd e Area Popolare) e 7 a favore. I senatori pentastellati comunque non demordono e si preparano a ripresentare la loro proposta in Aula a settembre. “Il Pd mantiene in vita l’oligopolio nel sistema elettrico denunciato dall’Autorità”, commenta Girotto. che aggiunge: “Ancora una volta il governo e la maggioranza dimostrano di avere più a cuore gli interessi delle lobby dell’energia fossile che lo sviluppo delle rinnovabili e della generazione distribuita”.

Secondo un gruppo di associazioni ambientaliste e di consumatori (Codici, Greenpeace, Italia Solare, Kyoto Club, Legambiente e Wwf), il via libera all’emendamento sarebbe stato “un vero e proprio toccasana per l’economia e le tartassate tasche delle imprese e degli italiani, dopo il crollo degli investimenti nelle fonti rinnovabili”.