A bloccare l’accesso della Promenade des Anglais a Nizza il giorno della strage, a differenza di quanto sostenuto dal governo e dalla prefettura, c’era solo un’auto della polizia municipale con due agenti che cercavano di gestire il traffico. L’accusa è del quotidiano Libération che cita fonti interne delle forze dell’ordine che hanno potuto visionare le immagini della videosorveglianza. Secondo le testimonianze raccolte dal quotidiano, la Police Nationale è stata sostituita alle 20.30 del 14 luglio da una sola vettura della municipale. Il primo posto di blocco della Police Nationale era a 400 metri di distanza: gli agenti cittadini erano da soli nel momento in cui il tir ha sfondato la barriera ed ha cominciato a falciare la folla.

Una ricostruzione che ha mandato su tutte le furie il premier Manuel Valls: iIl governo francese, ha ribattuto, “non ha niente da nascondere” ma “è insopportabile che sia sempre messa in dubbio la parola del governo. Bisogna rispettare lo Stato e il pubblico, bisogna che ciascuno giochi il suo ruolo ma con rispetto”. Valls, oggetto di una selva di fischi durante le commemorazioni della Promenade del 18 luglio, ammette che “è normale, e penso prima di tutto alle vittime e alle famiglie, che ci sia una domanda forte di trasparenza e verità. Quello che emergerà dall’inchiesta sarà reso noto: questo è lo spirito del governo”. E difende anche il suo ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, al centro di polemiche politiche da giorni: “Sono note la sua integrità e precisione. Le menzogne e le accuse sono la cosa più lontana da Cazeneuve. Abbiamo un solo nemico comune, il terrorismo contro cui combattiamo”. Il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, in un comunicato ha accusato il quotidiano di “complottismo” e “di mancanza di deontologia”. Poi in mattinata ha ordinato all’Ispettorato generale di avviare “una valutazione tecnica del dispositivo di sicurezza” di quel giorno.

Il primo a mettere in discussione il sistema di sicurezza era stato poche ore dopo l’attentato l’ex sindaco della città della Costa Azzurra Christian Estrosi: “Come è possibile che questo camion sia entrato nella zona pedonale?”, aveva detto nelle interviste. Da lì è iniziato il balletto delle accuse. Il 16 luglio è uscito un comunicato della prefettura del dipartimento Alpi Marittime dove si legge: “La sicurezze dell’area era affidata nei punti più sensibili alla polizia nazionale, rafforzata da pattuglie della polizia municipale. Era il caso ad esempio del punto in cui ha fatto il suo ingresso il camion, con una barriera di veicoli che bloccavano l’ingresso al lungomare. Il camion ha forzato il passaggio salendo sul marciapiede”. Libération però, citando fonti di polizia che hanno potuto visionare le immagini della videosorveglianza, ha affermato che un solo veicolo della polizia municipale si trovava sulla strada all’ingresso della Promenade des Anglais. Lo stesso ministro dell’Interno nel comunicato di risposta oggi ha replicato dicendo che la Police Nationale si trovava a 400 metri di distanza dalla zona pedonale, confermando le indiscrezioni del quotidiano. Solo sabato 16 luglio però, uscendo dalla riunione del consiglio della difesa, aveva ribadito: “La Police Nationale era presente sulla Promenade des Anglais e dei veicoli rendevano impossibile rompere la barriera d’ingresso”. Così poi il premier Manuel Valls all’Assemblea nazionale aveva ribadito la posizione del governo: “Non permetterò a nessuno di dire che ci sono state delle falle, là dove non ce ne sono state”.

Intanto continuano le indagini sull’attentato; oggi compariranno in tribunale cinque persone, 4 uomini e una donna, fermate e interrogate dopo l’attacco, con la possibilità di esser messe formalmente sotto indagine. Gli indagati sono sospettati di essere stati in contatto con l’attentatore, Mohamed Lahouaiej Bouhlel prima della strage e saranno sottoposti al giudizio dei giudici dell’anti-terrorismo. Lo riferisce una fonte giudiziaria, precisando che i sospetti sono stati trasferiti dalla custodia dell’unità francese antiterrorismo SDAT (Sous-Direction Anti-Terroriste) alla corte di Parigi dove potrebbero essere rinviati a giudizio. Alla SDAT avrebbero confidato di aver fornito supporto tecnico al killer e di avergli procurato la pistola automatica con la quale aveva aperto il fuoco durante l’attentato.