Ha premeditato l’attentato di Nizza molti mesi prima del 14 luglio. Ha goduto di sostegni e complicità. Aveva un intermediario per procurarsi una pistola al quale aveva inviato un sms poco prima del suo attacco sulla Promenade des Anglais. Si sta diradando, una settimana dopo, la nebbia sulla strage di Nizza, 84 morti e oltre cento feriti, parte dei quali ancora in pericolo di vita. Il procuratore di Parigi François Molins ha fatto il punto in un nuovo incontro con la stampa durante il quale ha ribadito che  Mohamed Lahouaiej Bouhlel “sembra aver previsto e maturato il suo progetto criminale diversi mesi prima di passare all’azione”. La polizia continua le perquisizioni, in un’inchiesta ormai a tappeto, e ieri hanno sequestrato anche un kalashnikov nascosto in un seminterrato di Nizza. Oltre al fucile, gli agenti hanno trovato anche un un sacchetto di munizioni che però non corrispondono al kalashnikov. Questa operazione è collegata ad un giovane di 22 anni di Nizza, Ramzy A., ritenuto intermediario che ha comprato la pistola automatica calibro 7.65 utilizzata da Lahouaiej Bouhlel la sera della strage e destinatario di un sms inviato dal killer poco prima dell’attentato.

Più di uno dei sospetti fermati in questi giorni ha parlato dell’esistenza di un kalashnikov che doveva essere fornito al terrorista. Ramzy A., arrestato sabato, è noto alla giustizia per abuso di droga, violenza volontaria e rapina. Gli investigatori hanno trovato nella sua abitazione 200 grammi di cocaina, 2600 euro e 11 telefoni. Ramzy è tra le cinque persone fermate dopo la strage che compariranno davanti a un giudice e probabilmente saranno rinviate a giudizio: una sesta persona, invece, è stata rilasciata. Tra i sospetti c’è anche un albanese 38enne di nome Artan, che avrebbe venduto la famosa 7,65 millimetri a Ramzy A., e la moglie, Zace, franco-albanese. Nella casa della coppia, gli investigatori hanno scoperto più di 5mila euro in contanti e cocaina.