Per gli espulsi è la speranza di una rivoluzione, per Beppe Grillo e i suoi l’occasione di definire una volta per tutte le regole del Movimento 5 stelle. Di fatto chi aspettava un segno per ribaltare il tavolo, dovrà aspettare ancora. La decisione del tribunale di Napoli, come quella a Roma qualche mese fa, di sospendere l’epurazione dal M5s di un gruppo di dissidenti ha avuto il solo effetto di accelerare i lavori tra Milano e Genova per prevenire altri ricorsi. Il leader e i suoi avvocati (tra cui il nipote Enrico) sono al lavoro da settimane per le modifiche a quello che nel Movimento è definito il “Non Statuto” per segnare una distanza dagli altri partiti. “Hanno raccolto le nostre segnalazioni degli ultimi mesi”, ha commentato il rappresentante del direttorio Carlo Sibilia, “e stanno lavorando perché il testo sia inattaccabile. Poi se necessario sarà sottoposto al voto della rete“. A Roma l’ordine è quello del silenzio stampa, anche perché in pochi sanno cosa sta succedendo nelle riunioni con Grillo. “Siamo in contatto naturalmente, ma il regolamento interno non è la nostra prima preoccupazione”, ha spiegato Sibilia. “Sono necessari dei cambiamenti per adeguarci alla legge e noi siamo pronti a fare quanto richiesto”. Quindi nessun ritocco al metodo delle espulsioni? “No, saranno solo rese più precise le regole e le procedure per evitare zone d’ombra”.

Il caso che ha riaperto la discussione è quella del giudice di Napoli che in merito alle espulsioni di venti attivisti di Napoli ha deciso il reintegro in attesa di esprimersi nel merito. Caso simile a quella di Roma di qualche mese fa. “Il Movimento si può definire un partito politico come gli altri”, si legge nel dispositivo. E per questo il regolamento e lo Statuto devono essere approvati da un’assemblea. Parole che sono bastate agli espulsi per rialzare la testa e chiedere “un incontro pubblico nazionale”. Il giudice è andato oltre e ha scritto che si intende tutelare “l’interesse degli esclusi a non veder pregiudicato il loro diritto a partecipare alla vita politica del Movimento, magari da un posizione antagonista rispetto alla linea del gruppo dirigente”. Tutte parole che rievocano quello che la “pecora nera” per eccellenza del Movimento Federico Pizzarotti ripete da mesi nel silenzio generale. Il sindaco di Parma è infatti stato sospeso in attesa delle sue controdeduzioni per difendersi dalle accuse. Pizzarotti le ha inviate, ma da quel giorno non ha più sentito niente. “La sua situazione non è all’ordine del giorno”, dicono fonti interne. E’ semplice: per evitare di prendere decisioni che gli diano altra visibilità si preferisce lasciarlo nel limbo e non esprimersi. L’intenzione è quella di non autorizzarlo a usare il logo per le Comunali del 2017 e isolarlo evitando troppo clamore.

Se gli espulsi non preoccupano Davide Casaleggio e Beppe Grillo, resta la convinzione che bisogna prevenire che casi del genere si ripetano in futuro. Il Movimento 5 stelle vuole concentrarsi sulle prossime politiche e deve una volta per tutte eliminare il problema dei ricorsi in tribunale di chi viene allontanato. Al momento della fondazione, i due leader scelsero di dare al M5s il “Non Statuto” proprio per differenziarsi dai partiti tradizionali. Ora però questo non basta più e se i grillini vogliono continuare a stare in Parlamento e fare politica dentro le istituzioni devono darsi gli strumenti idonei. Lo staff legale di Grillo è al lavoro da tempo per adeguare il testo alla legge in vigore. Inoltre in Parlamento è in discussione un ddl per la regolamentazione dei partiti e l’obiettivo è di elaborare un testo che possa andare bene anche in vista delle nuove norme. Il tema comunque non riguarda a livello operativo i parlamentari: il fascicolo è tutto discusso altrove e gli unici a essere consultati sono i membri del direttorio. Nelle scorse ore è stato il deputato Roberto Fico ad esporsi sulla possibilità di modifiche: “E’ possibile”, ha detto. “Le valuteremo in modo molto sereno e tranquillo”. In realtà altrove, sono già quasi pronte.