Il Movimento 5 Stelle è un partito a tutti gli effetti. E’ la conclusione alla quale è arrivato il tribunale di Napoli che ha accolto il ricorso di una ventina di attivisti partenopei espulsi l’inverno scorso dal movimento di Beppe Grillo. Spiegano i giudici nella loro ordinanza di 11 pagine che “nonostante il Movimento 5 Stelle nel suo statuto (“Non Statuto”) non si definisca “partito politico”, ed anzi escluda di esserlo, di fatto ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire “partito” ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione.

Gli attivisti erano stati espulsi per aver aperto una pagina facebook “allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco”. Nella stessa ordinanza – che sancisce la illegittimità del provvedimento di espulsione perchè non emanato dall’organo preposto, e cioè l’assemblea – si stabilisce “la tutela dell’interesse degli esclusi a non veder pregiudicato il loro diritto a partecipare alla vita politica del Movimento, magari da un posizione antagonista rispetto alla linea del gruppo dirigente”. La sentenza, oltre a determinare la iscrizione immediata degli espulsi sul blog dei Cinquestelle, mette sub iudice il cosiddetto “non-Statuto” del M5s e riapre il caso della sospensione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti che peraltro si trova in quella situazione di limbo ormai da quasi due mesi.

Il Movimento Cinque Stelle non ha mai avuto uno statuto vero e proprio come quello degli altri partiti, proprio perché i due co-fondatori hanno sempre rifiutato l’etichetta di “partito politico”. Ora, però, complice anche la prossima approvazione della legge sui partiti in programma dopo l’estate, il Movimento dovrà dotarsi di un regolamento e delle strutture tipiche di una formazione politica se intende continuare ad esercitare la propria attività in Parlamento e fuori.

Butta acqua sul fuoco Roberto Fico, membro del direttorio ed invitato a dimettersi dai militanti riammessi: “La sentenza fa riferimento esclusivamente alla procedura e non al merito. Di fatto, il processo sul merito inizierà il prossimo settembre. Per ora coloro che hanno fatto ricorso sono stati riscritti sul portale del movimento. Va da sé che non possono usare il simbolo del M5s perché questo spetta soltanto ai portavoce”. Tra le righe, però, sembra leggersi un’apertura alla modifica del “non-Statuto”: “Un cambiamento? Leggiamo prima tutte le carte e riflettiamo su quale sarà la strada migliore da percorrere”. Secondo Fico, “non ci sarà alcuna conseguenza sul caso Parma. E, in ogni caso, è Beppe che si occupa della questione”. Pizzarotti era stato sospeso dal Movimento via mail per non aver comunicato in maniera tempestiva di essere stato raggiunto da un avviso di garanzia per alcune nomine al Teatro Regio della città. Per Luca Capriello, avvocato di Napoli e riammesso oggi dal tribunale, invece “il provvedimento di sospensione contro Pizzarotti viene a cadere”.