“No, non esistevano istruttori per allievi amputati. Per questo siamo qui”. Francesco Favettini ha 36 anni e da più di 15 è maestro di sci ed insegnante di windsurf. Nella sua Porto Pollo, in Sardegna, patria dello sport con le vele, Francesco ha dato vita a Corri sull’acqua, il primo corso al mondo che avvicina i portatori di protesi allo sport del windsurf. Tutto è nato due inverni fa, quando Francesco ha incontrato un amico ortopedico di ritorno da un corso di specializzazione per persone amputate, in Austria. “Ho pensato subito di collegarlo al mondo del windsurf – racconta –. Gli ho proposto di organizzare il corso con alcuni dei suoi pazienti, modificando i testi e la didattica appositamente per loro”.

Il punto è che nel windsurf non esistono istruttori per allievi amputati. Ed è proprio questa l’idea di Francesco: nel 2014 ha contattato la VDWS (associazione di sport acquatici tedesca, tra le più importanti al mondo) ed ha avviato insieme a loro un corso per preparare gli istruttori del domani. “Per poter far questo bisogna partire dalle basi – spiega Francesco –, così lavoriamo con ragazzi amputati, impariamo, apprendiamo e studiamo, fino a creare un background sufficiente da poter essere proposto in un testo tecnico e una didattica rivisitati”.

Ai corsi si iscrivono persone portatrici di protesi ad arti sia inferiori che superiori, non necessariamente sportive e particolarmente atletiche. Nel 2015 il progetto Corri sull’acqua ha coinvolto 18 nuovi surfisti. Nel 2016 si contano già 50 iscritti, tutti con diverse amputazioni agli arti inferiori. “Insieme abbiamo studiato e cercato di capire le problematiche per l’apprendimento del windsurf – aggiunge Francesco –. Il 90% di loro è riuscito a salire correttamente su una tavola”. Su un milione di praticanti del windsurf, se ne conta un altro milione di sportivi amputati. “Esistono portatori di protesi che riescono a navigare anche ad ottimi livelli, ma sono tutti autodidatti, perché non esiste alcuna didattica, alcun testo tecnico, alcun istruttore qualificato per loro”.

I ragazzi protagonisti delle prime regate sono entusiasti, e in molti torneranno alle prossime lezioni in giro per l’Italia. Certo, in alcuni casi le condizioni meteorologiche si sono dimostrate avverse, ma Francesco assicura che “tutti sono riusciti a navigare con buoni risultati”. E le emozioni, quelle, non sono mancate. “Per ogni ragazzo che ha deciso di rimettersi in gioco ho un’emozione che mi dà i brividi – ricorda –. Ogni volta che riusciamo a raggiungere un obiettivo è sempre come la prima volta. Con loro, poi, è speciale”.

Nel corso dell’anno Francesco ha organizzato diversi stage in tutta Italia per raccogliere il maggior numero di iscritti e cercare di dare visibilità al progetto. Dal Trentino al Lago di Garda, da Cagliari a Savona, passando anche per El Medano, Tenerife. Il riscontro del mondo del windsurf è stato subito positivo. “I complimenti sono stati molti – sorride Francesco – ma poche, alla fine, sono state le promesse mantenute”. Stesso discorso per le istituzioni, che non sono andate oltre il “like su Facebook”. Per far conoscere il suo progetto Francesco ha lanciato una raccolta fondi online, sfruttando diversi siti di crowdfunding, con cui ha raccolto tremila euro. Ma non basta. “In questo momento abbiamo bisogno di uno sponsor economico che ci consenta di proseguire e di continuare ad aiutare i nostri amici”.

Nonostante le ore di telefonate, il lavoro al pc, la promozione in lungo e in largo nel Paese, Francesco non si ferma. È deciso ad andare avanti. “I ragazzi non vedono l’ora di riprendere. L’obiettivo, oltre alla nascita di un istruttore specializzato per i disabili, è quello di realizzare la prima regata di windsurf al mondo per atleti amputati. “Sì, ci stiamo provando. Tenteremo la traversata ad ottobre, in occasione del windfestival di Diano Marina, in Liguria”, conclude Francesco.

La speranza nell’arco di 3-4 anni è quella di formare un numero sufficiente di portatori di protesi che praticano il windsurf da poter organizzare gare nazionali ed internazionali in giro per l’Europa. E, perché no, di avere squadre da portare ai prossimi Giochi Paralimpici. Francesco, tramite il suo progetto, ha già fatto recapitare la richiesta al Comitato Paralimpico Internazionale. “Il sogno di ogni sportivo è di partecipare alle Olimpiadi. Fino ad ora il windsurf è sempre rimasto fuori. Perché non provarci?”.