Aveva chiesto l’insindacabilità. Ma poi ha cambiato idea. Protagonista del cambio d’idea in corsa è il senatore M5s Michele Giarrusso. Il parlamentare in una memoria aveva chiesto alla Giunta per le Immunità di Palazzo Madama lo “scudo” previsto dalla legge per evitare un processo per diffamazione. Travolto dalle polemiche ha chiesto invece ai colleghi di votare contro e di fatto di rispondere in Tribunale delle sue affermazioni. E la Giunta lo ha “accontentato”. A favore della sindacabilità hanno votato il Pd e i 5 Stelle, contrario il centrodestra.

Il pentastellato è accusato dal Tribunale di Enna di aver offeso la reputazione della deputata Pd Maria Gaetana Greco perché querelato dopo che sul blog di Beppe Grillo aveva accusato la democratica e allora candidata sindaca di aver assistito al comizio politico dei 5stelle a fianco di personaggi che definì “in contiguità con gli ambienti mafiosi“.

La decisione di Giarrusso di avvalersi in un primo momento dell’insindacabilità ha provocato numerose polemiche, tanto che il parlamentare ha deciso di difendersi su Facebook: “Ci avete mandato in Parlamento per denunciare malaffare, corruzione e mafia”, ha scritto. “E noi questo facciamo, malgrado le intimidazioni, gli attacchi e le minacce del Pd. La insindacabilità mira a tutelare questa possibilità e cioè l’attività di denuncia”. È stato a questo punto che è arrivata la notizia che i senatori del M5s voteranno contro la richiesta di insindacabilità.

Il blog che è valso la querela a Giarrusso risale al 23 maggio 2015. In un articolo dal titolo “la mafia ai tempi del Pd”, il portavoce disse che durante un suo intervento in piazza ad Agira (Enna) erano presenti l’ex senatore Mirello Crisafulli, l’eurodeputata Michela Giuffrida, la deputata Pd Maria Greco e a fianco il “signor Giuseppe Giannetto“: “Tesserato del Pd”, si legge sul blog, “e arrestato nel 2005 mentre cenava in un casolare di campagna e discuteva di affari con il boss Giuseppe Di Fazio, reggente della famiglia mafiosa Santapaola”. Gli interessati smentirono di essere stati presenti e di conoscere Giannetto.

Criticato dal Pd, il parlamentare, prima della marcia indietro, si è dovuto difendere dagli attacchi degli attivisti grillini che chiedevano spiegazioni in rete del suo comportamento. “L’insindacabilità“, aveva scritto il senatore M5s su Facebook, “è configurabile anche in caso di attività del parlamentare espletata fuori dal Parlamento. Non si tratta di un privilegio ma della tutela della libertà di portavoce dei cittadini di poter chiamare le cose col proprio nome senza dover subire tentativi di censura a mezzo denunce e cause di risarcimento”.

La vicecapogruppo Pd alla Camera Alessia Morani ad esempio aveva rievocato una nota dei gruppi parlamentari M5s del 9 aprile scorso, dove si legge: “Il MoVimento 5 Stelle rinuncia all’immunità parlamentare da sempre, senza che nessuno debba chiederlo. Anzi siamo pronti a presentare una proposta per abolirla”. “Oggi leggiamo invece sui giornali che i Cinquestelle”, ha detto Morani, “riscoprono il valore dell’articolo 68 della Costituzione. Diciamo che i cittadini in Parlamento ci mettono poco a diventare casta, quando rischiano di restare fuori dai palazzi per un processo. Peccato aver sentito tutti i loro proclami contro l’immunità e vedere come e quanto sia vero che le bugie in rete hanno davvero le gambe corte”.