Di giorno faceva campagna elettorale per il Pd, il partito di cui era vicesegretario a Marcianise (Caserta) ed esponente dell’area Renzi, che lo aveva eletto in consiglio comunale. Di notte, invece, estorceva denaro ai vertici di un’azienda di raccolta rifiuti, minacciando in caso contrario scioperi dei lavoratori. E’ questa l’accusa mossa dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli a Raffaele Guerriero, fermato stamattina dai carabinieri con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Insieme a Guerriero, il decreto di fermo è stato notificato a Tommaso Del Gaudio, detto “Masino“, indicato come esponente della famiglia Bellagiò, che è ritenuta vicina al clan camorristico dei Casalesi. Già alcuni mesi fa, Del Gaudio era stato arrestato e poi rilasciato, dopo essere stato accusato di avere sparato ad un esponente di un clan rivale, quello dei Fava.

Questa volta, invece, gli inquirenti lo accusano di aver estorto denaro insieme a Guerriero ai vertici della Di Nardi Holding Industrial, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta rifiuti a Santa Maria Capua Vetere e in altri comuni della provincia di Caserta. Le indagini cominciano ad aprile, quando i dipendenti della Dhi avevano messo in scena una protesta lunga  24 ore, lamentando ritardi nel pagamento degli stipendi, mentre il comune di Santa Maria Capua Vetere multava l’azienda per decine di migliaia di euro per inadempienza contrattuale.

Secondo l’accusa, che si è basata anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, erano Guerriero e Del Gaudio a minacciare sistematicamente proteste dei dipendenti della Dhi, ottenendo in cambio un “pizzo” di quasi seimila euro al mese tra aprile e giugno dai vertici dell’azienda. Lo stesso periodo in cui Guerriero era occupato in una serratissima campagna elettorale nella sua città, Marcianise, dove è coordinatore della corrente renziana e vicesegretario del Pd, partito che lo ha sospeso dopo l’arresto di oggi, ma che nel frattempo lo aveva eletto in consiglio comunale con ben 421 preferenze, anche se non ha fatto in tempo ad essere ufficialmente proclamato.

La città della provincia di Caserta, infatti, è stata appena chiamata alla urne per eleggere il nuovo sindaco. Solo l’ultimo atto di una feroce guerra intestina tutta interna ai dem, animata anche da un’altra inchiesta della magistratura, quella a carico dell’ex sindaco Pd, Filippo Fecondo, indagato per concorso esterno in associazione camorristica: secondo la dda di Napoli, Fecondo era stato sostenuto dal clan Belforte alle amministrative del 2001 e del 2006. È in questo clima che Franco Mirabelli, il commissario casertano dei dem,  aveva deciso di non celebrare le primarie per puntare tutte le fiches del partito su Antonello Velardi, caporedattore del Mattino di Napoli, in passato a La Voce di Indro Montanelli e al Tg 5 di Enrico Mentana, candidato gradito anche all’ex sindaco Fecondo.

Una scelta bocciata dalla parlamentare dem – e giornalista del MattinoRosaria Capacchione, ma sposata in pieno dalla Renzi boys campani, che a Marcianise hanno tra i frontman lo stesso Guerriero. “Se lo conosco? Certo che lo conosco, ma se sul piano umano mi dispiace molto, su altri piani non ho un minimo dubbio: non giudico il profilo penale perché non sono un giudice, penso che dal punto di vista morale e politico Guerriero meriti la sedia elettrica se davvero ha fatto ciò di cui viene accusato; chi agisce in quel modo, non può ricoprire pubblici uffici. Per il resto, che dire? Sono faccende interne al Pd, è il partito che se ne deve occupare” dice il neo sindaco Velardi.

E l’appoggio dell’ex sindaco, indagato per concorso esterno? “Sì, anche Fecondo ha appoggiato la mia candidatura – continua – ma nell’ottica delle guerre interne al Pd, che a me onestamente non interessano proprio: io non sono un politico, ma ho scelto di mettermi a disposizione della mia città, che ha molte criticità, ma anche moltissimi aspetti positivi su cui punteremo. Renzi? Coi renziani io non c’entro nulla”. Eppure la scelta di puntare sul caporedattore del Mattino, evidentemente, deve essere piaciuta anche a Matteo Renzi in persona non è un caso, infatti, che lo stesso presidente del consiglio si sia materializzato a Marcianise l’11 giugno, ad appena otto giorni dai ballottaggi per le amministrative.

L’occasione era la visita ufficiale del premier agli stabilimenti della Getra (azienda attiva nel campo energetica) e della Coca Cola, fiori all’occhiello dell’imprenditoria del Mezzogiorno: il cosiddetto“Sud che vince” come lo ha ribattezzato lo storytelling renziano. “C’è un Sud che non si lamenta soltanto ma prova a reagire, a innovare, a competere nel mondo”, aveva scritto per l’occasione il premier su facebook.  “Siamo in Campania – spiegava – per confermare la nostra attenzione a questa regione decisiva per il futuro del Paese”. Un’attenzione che, dopo l’arresto del vicesegretario dem di Marcianise, poteva forse essere più accurata.