Lo aveva annunciato qualche giorno fa. Il suo impero nel cemento e nelle costruzioni è pronto per investire di più sull’estero riducendo il peso di Roma. Il destino ha voluto poi che l’accelerata nei progetti del costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone sia arrivata immediatamente dopo la vittoria al Campidoglio della pentastellata Virginia Raggi.

A una manciata di ore dall’esito elettorale capitolino, Caltagirone ha lievemente (+0,06%) incrementato la sua partecipazione nelle Generali, portandola al 3,16% e diventandone il secondo azionista dopo Mediobanca (13,21%) con un investimento da 10,43 milioni di euro. Secondo indiscrezioni, non confermate, l’operazione potrebbe essere solo un primo passo di un più ampio progetto: il costruttore romano, editore del Messaggero e de Il Mattino, avrebbe infatti intenzione di portare fino al 5% la sua quota nella compagnia assicurativa triestina. Con la benedizione dell’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel.

Non è escluso inoltre un suo impegno in un eventuale aumento di capitale di Unicredit, partecipata all’1 per cento da Caltagirone. “Io i miei gioielli non li ho mai venduti” ha spiegato a Repubblica commentando l’ipotesi di ricapitalizzazione della prima banca italiana. Certamente non in perdita. Con l’eccezione di Mps, la cui quota (4%) venne venduta precipitosamente nel 2012 poco prima dell’apertura dell’inchiesta sull’istituto senese e alla vigilia dell’investimento su Unicredit.

La nuova strategia del costruttore romano non si ferma però alla riorganizzazione delle partecipazioni finanziarie fra cui spicca anche Acea, la società dell’elettricità e dell’acqua controllata dal Campidoglio. In futuro, Caltagirone immagina “meno Italia e meno Roma in particolare, più estero”, come spiega il quotidiano controllato dalla famiglia De Benedetti. “Ora l’imprenditore ha deciso di ridurre questo suo legame con la capitale” grazie anche alla liquidità intascata con le plusvalenze realizzate con operazioni finanziarie come la cessione di Grandi Stazioni, ex controllata delle Fs e di un gruppo di soci privati. Una dismissione, quest’ultima, con cui Caltagirone ha guadagnato 80 milioni.

Del resto la vittoria dei 5 Stelle a Roma non promette niente di buono per gli immobiliaristi. Il nuovo sindaco Raggi e il suo assessore all’urbanistica, Paolo Berdini, hanno già dichiarato di voler ristrutturare il patrimonio nel mattone esistente piuttosto che avviare nuovi progetti immobiliari. “Roma è fallita per la mala urbanistica degli ultimi venti anni”, ha spiegato Berdini attaccando i vecchi amministratori della capitale. Inoltre la nuova inquilina del Campidoglio ha anche intenzione di ridiscutere i termini della linea C, la cui realizzazione è affidata ad un consorzio di imprese fra cui la Vianini Lavori di Caltagirone. Infine, nel pieno della campagna elettorale, la Raggi ha dichiarato di voler cambiare i vertici di Acea su cui l’ex sindaco Ignazio Marino aveva faticosamente trovato un accordo con i soci Caltagirone e Suez-Gdf. “Oggi a Roma c’è in ballo una grande partita di legalità: riportare le municipalizzate al servizio della comunità. Colpire il male oscuro delle grandi opere pubbliche”, ha commentato in una nota Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione dei consumatori Codici. “Caltagirone va all’estero? Ci auguriamo che molti altri lo seguano. Non abbiamo bisogno di quel tipo di imprenditori”, ha aggiunto.

Per Caltagirone, insomma, non mancano i buoni motivi per immaginare una nuova strategia per un impero sorto con le speculazioni edilizie degli anni ’60-’70. E poi cresciuto con l’acquisizione di Vianini Lavori (costruzioni) e Vianini Industria (edilizia) dallo Ior e successivamente di Cementir dall’Iri. Anche perché il mattone romano non è più quello di una volta come testimonia anche l’esperienza della tentata e fallita quotazione di Domus spa, veicolo creato ad hoc da Caltagirone per piazzare in Borsa un pacchetto di immobili in via di costruzione nella periferia della capitale. Lo stesso si potrebbe dire anche per il business dell’editoria che in Italia ( e non solo) è nel pieno di una profonda crisi. Ma che Caltagirone non ha proprio alcuna intenzione di abbandonare.