Le scrivo qualcosa che le spieghi il mio punto di vista in generale e verso di Lei in particolare, in un modo che spero non La stanchi fisicamente..
Si immagini un palazzo a tre piani: piano terra (T), primo piano (1) e secondo piano (2).

Lei e io e tutti gli uomini viventi abitiamo in T: Lei si occupa di analizzare quello che succede in T e lo fa molto bene, con onestà e chiarezza intellettuali, come lei pochi altri, la stragrande maggioranza vivendo in T come addormentati, come in sogno. Perciò io mi rivolgo a Lei e ai pochi altri che riesco a trovare e che sono svegli in T; ma che cosa sa Lei di 1 e 2? Niente o poco. Allora per capire come è fatto e cosa succede al piano 2 mi sono rivolto alla psicologia, e in particolare alla sua branca più acuta, la psicoanalisi, nelle sue tante ramificazioni (mi sono laureato con una tesi in storia della psicoanalisi, che tratta della cosiddetta “psicostoria“, la branca che analizza la storia); non ho trovato niente di meglio e alla fine, dopo anni e anni, ho capito che psicologia e psicoanalisi ancora brancolano in realtà nella semi-oscurità di 1, sono molto meno svegli di quanto è Lei in T, dunque non mi bastano più, sono assolutamente insufficienti a spiegarmi anche solo sufficientemente il piano 1.

Se poi saliamo al piano 2 le cose si fanno ancora più confuse: pensi solo ai libri di esoterismo che si trovano in libreria, quante c……… Eppure il piano 2 esiste, qualche esoterista più serio e preciso c’è, come Guenon, il francese che piace a Dugin mi pare, io l’ho studiato, ma è pure lui assolutamente insufficiente (anche se non è affatto un ciarlatano, anzi..), anzi per certi versi dannoso. Insomma in 2 le cose sono ancora più disperate per chi vuole capire come è fatto il piano e quindi tutto il palazzo, e non solo un piano.

Ricapitolando: T è il piano terra, fisico, sensibile, dove si svolge la storia   terrena, il Suo campo; 1 è il piano dell’anima, della psiche la chiamano i moderni psicoanalisti; 2 è infine il piano più elevato, quello dello spirito, quello che i “suoi” russi meglio di chiunque altro conoscono, e che non è il piano dell’anima, non va confuso 1 con 2.

Ebbene, dopo anni e anno di ricerche ho trovato solo Rudolf Steiner che spiega molto bene e si muove con scientifica disinvoltura tra tutti e tre i piani, certo non è con gli specifico come Lei sul piano T perché Lei si occupa solo di questo piano, Steiner di tutti e tre. Ma quando Steiner mi parla di T, di storia in T, mi dice le stesse cose che mi dice Lei (si ricordi il germe spirituale del futuro in Russia, i complotti dei poteri angloamericani contro questo germe futuro etc).

Steiner e’ l’unico che mette ordine nel caos soprattutto di 2, ma anche di 1 e quanto a T, oltre a Steiner, che comunque oggi non c’è, c’è Lei appunto, ma solo per T.

Steiner afferma una cosa importantissima, per me va scolpita nella mente: dice che chi voglia capire qualcosa in 1 e soprattutto in 2, deve PRIMA aver chiaro quel che succede in T. È inutile e anzi dannosissimo per la verità (perché si finisce col dire c…… su 2) parlare di 1 e 2 senza sapere cosa accade chiaramente in T!!! Prima svegliamoci in T, poi saliamo, perciò Lei è per me così importante (ebbene sì, diciamo che “approfitto” culturalmente di Lei, spero mi perdoni…).

Spero di non averla stancata fisicamente, ma era un argomento penso diverso dal Suo solito. Buona giornata e buon lavoro da investigatore non affetto dalla sindrome di Fantozzi come tutti gli altri, cioe’ da serio “complottista“…

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Caro Cris, la ringrazio per avermi accostato a pensatori di vaglia. Io sono soltanto un modesto marxista, anzi marxziano, che cerca — usando gli strumenti del materialismo storico (corretto dalla psicanalisi, e, negli ultimi tempi, dal tentativo di penetrare nella complessità) — cerca di capire il piano 1. In realtà, più passa il tempo, più mi convinco che non si potrà capire bene il piano T fino a che non saremo capaci di capire qualche cosa dei piani 1 e 2.

Cioè rovescio il ragionamento di Steiner. Ma non credo che “rovesciare” significhi contraddire Steiner. Anche Steiner ha ragione. Semplicemente (?!) penso che dobbiamo fare un salto concettuale completamente nuovo. E questo balzo concettuale implica l’ingresso nel dominio della complessità. Tutto è interconnesso. Ma la cultura dell’Occidente ha tutto disconnesso. Lo ha fatto separando la mente dal corpo. Cioè lo spirito dalla materia. Inventando la tecnologia, cioè separando l’uomo dal suo tempo biologico, dalla sua ontogenesi e perfino dalla sua filogenesi. Cioè separandolo dalla natura, dall’ecosistema, dal cosmo, dalle vibrazioni universali che compongono il cosmo e l’uomo stesso. E così via.

Dobbiamo ricomporre l’uomo, ma non solo l’individuo. Ricomporre l’uomo significa — per quanto appena detto — ricostituire l’unità complessa della specie in mezzo all’ecosistema. Rimettere l’uomo nella sua famiglia, nella sua tribù, nella sua comunità, per esempio.

Mi vengono in mente alcune considerazioni cruciali dell’”Età del tramonto” di Ernesto Balducci, o le intuizioni di Edgar Morin, o gli apparenti vaneggiamenti di Nikola Tesla. Per capire le interconnessioni tra i piani T, 1, 2 bisogna penetrare nella complessità. Perché ciò sia possibile (perché sia possibile la conservazione della specie, delle specie, dell’ecosistema nel quale tutto è inscritto) è necessario che si verifichi una modificazione antropologica radicale. Cioè occorre un uomo nuovo. Non solo, non più soltanto “sapiens”. Né io, né lei lo vedremo. Ma ho la sensazione che, da qualche parte, esso comincia a fare capolino, anche dentro ciascuno di noi. E penso anche che, per salvarci, dovremo agire per aiutarlo a nascere.