Secondo turno, un pugno di voti: 357 per una città di di 59mila abitanti. A Olbia torna in sella il berlusconiano Settimo Nizzi, dopo il suo mandato chiuso nove anni fa. E risorge, d’un tratto, il sogno forzista della Gallura. Il testa a testa, scheda contro scheda, dà vincitore il medico, 59 anni, veterano della politica. Sia nazionale (già deputato) sia locale, ex coordinatore regionale del partito e primo cittadino per due mandati consecutivi (1997-2007). Niente da fare per l’avvocato Carlo Careddu (Pd), 39 anni – vicesindaco, assessore all’Urbanistica – e candidato per il centrosinistra grazie alle primarie. La forbice al secondo turno è tra un 50,71 per Nizzi contro un 49, 29. In due settimane Careddu ha bruciato i 5 punti per percentuali di vantaggio. Alle urne stavolta affluenza in calo, in linea con la media nazionale: 54,50%: di fatto ha votato la metà dei cittadini, con un crollo che super il dieci per cento.

Tra numeri e percentuali spicca il traino di Forza Italia, di nuovo primo partito con il 17 per cento: Olbia è tornata roccaforte azzurra, con picchi di consensi a Porto Rotondo. Una resurrezione guidata dalla regia del coordinatore e consigliere regionale, Giuseppe Fasolino. Insieme a lui e ai sostenitori via via più numerosi, Nizzi ha festeggiato fino a notte fonda con la simbolica presa del municipio. In maniche di camicia, per prassi bianca, si è affacciato dal balcone, tra ringraziamenti e molti sorrisi. Non solo per il suo risultato personale: ma per esser riuscito, nonostante la partenza tardiva di febbraio e in difetto, a riunire il partito diviso in frange proprio sul suo nome. Settimana dopo settimana ha addirittura assorbito i transfughi, inventori del gruppo Forza Olbia. Più gli altri, silenziosi. In mezzo anche il voto di protesta non del tutto intercettato dal Movimento 5 stelle e dalla candidata Maria Teresa Piccinnu. Un 19 per cento che vale la presenza, ed è la prima volta, in Consiglio comunale.

Il trionfo con forbice ridotta ha il sapore di una bocciatura per il centrosinistra e il suo governo degli ultimi cinque anni. In cui Olbia ha vissuto la terribile esperienza dell’alluvione del 2013 con i morti nel centro città e i danni milionari. Una tragedia al centro di inchieste giudiziarie che hanno coinvolto gli amministratori in carica. E non è un caso che tra i malumori dell’elettorato ci sia il piano Mancini finanziato da governo e regione – bocciato da Nizzi, promosso dall’ultima giunta comunale – e soprattutto i progetti per la mitigazione del rischio. Ossia opere e assetti necessari, secondo i tecnici, per la salvaguardia del territorio; indispensabili per evitare disastri come quello di due anni e mezzo fa. A Olbia si è infatti costruito anche a ridosso dei canali e degli alvei, spesso tombati. E Nizzi è ricordato come l’uomo del boom edilizio, dei nuovi quartieri, e dei piani di risanamento a cose fatte: 17 in dieci anni.

In mezzo ancora gli anni della stagnazione economica con lo spettro costante dei tagli alla compagnia aerea Meridiana (con base a Olbia), e la rinascita legata a doppio filo agli investimenti del Qatar nel nord-ovest della Sardegna.

Il rapporto diretto di Nizzi con gli olbiesi era diventato più debole dopo l’ultima bocciatura di cinque anni fa. E il suo seggio da consigliere comunale d’opposizione era poco frequentato. Allora si era ritrovato di fronte il suo coetaneo, già designato erede, Gianni Giovannelli, che aveva però saltato il fosso. Dopo aver stracciato la tessera di Forza Italia si era infatti ritrovato a capo di una coalizione allargata al centrosinistra con l’appoggio anche di Sel e del Pd. E aveva vinto.

Ora Nizzi riprenderà in mano quanto lasciato. Dichiarazioni soft sul piano di lavoro: musica nei locali fino a tardi, arredo urbano, acqua potabile. E un pezzo da novanta: il Piano urbanistico comunale. Ed è tempo di giunta, lui assicura: “Ci saranno almeno tre donne”. E sull’incarico da deputato? Presto sarà tutto chiarito: “Appena salirò a Roma – assicura – parlerò col mio gruppo e farò quanto previsto”.

(immagine tratta da Facebook)