Pubblichiamo un estratto dal libro “I nuovi re di Roma”, in edicola per la collana del Fatto “Paper first” a proposito dell’incarico della candidata sindaco Virginia Raggi. Qui i documenti. Qui la replica della candidata all’articolo del 17 giugno pubblicato sul Fatto.

L’incarico con la Asl di Civitavecchia Virginia Raggi il 13 luglio 2012, pochi mesi prima di essere eletta consigliere comunale viene scelta dalla Asl Rm-F di Civitavecchia per un incarico legale che figura tra le «consulenze» della stessa azienda sanitaria locale di quell’anno. La Asl precedentemente ha vinto davanti alla Corte dei conti un giudizio contabile di responsabilità avviato contro un centro ambulatoriale e ora dunque vuole recuperare il credito del danno contabile. L’accusa al medico responsabile della struttura ambulatoriale è quella di avere ottenuto rimborsi indebiti per molti interventi alla cataratta effettuati tra il 2005 e il 2011. Gli interventi sono stati fatti passare sotto una dicitura diversa che prevede un rimborso maggiore: mille euro contro i 75 realmente dovuti dal Servizio sanitario nazionale. Alla fine, la somma che il dottore è obbligato a versare alla Asl di Civitavecchia è pari a circa 450 mila euro. Il direttore generale Salvatore Squarcione, insieme con quello amministrativo, Paolo Risso, e quello sanitario, Giuseppe Quintavalle, delibera di affidare all’avvocato Virginia Raggi l’incarico di recuperare i soldi, con un’azione legale che costerà alla Asl in tutto 8 mila euro, compresi diritti, spese e parcelle per i legali. L’onorario vero e proprio ammonta a 2 mila e 900 euro «su proposta del dirigente della struttura complessa affari generali e legali, dottor Rocco Doganiero». Abbiamo chiesto a Doganiero come mai sia stato deciso di chiedere proprio a Virginia Raggi di seguire quell’incarico di recupero crediti e, prima di attaccare la cornetta in modo sbrigativo, ci ha risposto: «Certo l’ho proposta io che ero il dirigente della struttura ma io lavoro ormai da un’altra parte e non ricordo bene. Ci sono gli atti adottati. Ora devo lasciarla».

Nel 2012, Virginia Raggi non ha avuto molti redditi oltre a quello garantito dall’incarico della Asl. E proprio guardando i documenti pubblicati sui siti della Asl di Civitavecchia e del Comune di Roma sorge qualche dubbio: il candidato ottiene nel 2014, oltre all’incarico iniziale del 2012 da 8 mila euro lordi, un secondo incarico di 5 mila euro che ne rappresenta un prolungamento. La Asl accantona quindi in due tranche ben 13 mila euro sull’apposito conto. Non è dato sapere quanto sia stato incassato finora dall’avvocato Raggi. I consiglieri comunali sono tenuti a dichiarare sul sito del Comune tutti i compensi percepiti da altri enti pubblici ma sul portale di Roma Capitale, nella sezione apposita delle dichiarazioni annuali degli eletti, Raggi dichiara nel 2015 solo 1.878 euro specificando che si tratta di un “acconto e rimborso” della consulenza legale alla Asl da lei fatturata nel 2014 e pagata l’anno dopo. Raggi non dichiara nessun altro compenso. In mancanza di una sua spiegazione possiamo solo avanzare delle ipotesi. La Asl potrebbe aver pagato solo lo scorso anno il primo incarico del 2012 oppure la sua dichiarazione del 2015 si riferisce al secondo incarico del 2014. In questo caso bisognerebbe capire perché non c’è traccia sul sito del Comune dell’incarico del 2012 e dei relativi pagamenti. Nell’anno in cui l’azienda sanitaria di Civitavecchia stanzia per la sua attività 8 mila euro, Virginia Raggi dichiara al fisco solo 17 mila e 278 euro lordi di reddito imponibile. Abbiamo chiesto al candidato sindaco se nel totale dei redditi dichiarati quell’anno rientri anche il compenso per l’incarico dell’Asl e perché non risulti sul sito del Comune nessun pagamento prima del 2015. Anche in questo caso, al momento della stampa, non è arrivata nessuna risposta. Anche il direttore generale della Asl, Giuseppe Quintavalle, contattato al telefono e via mail, non ha risposto. Probabilmente non c’è niente di particolare da nascondere dietro questa consulenza che – al netto delle spese – frutterà poche migliaia di euro, comunque pari a poco meno della metà del reddito imponibile dell’avvocato.