Il vuoto normativo sui limiti di Pfas nelle acque, le sostanze perfluoro-alchiliche che hanno contaminato le falde delle province di Verona, Vicenza e Padova, poteva essere colmato da più di un anno dalla Regione Veneto. Rendendo meno difficili le inchieste della magistratura nella regione italiana con la più alta concentrazione di Pfas nelle acque, rimaste al palo anche per l’assenza di valori soglia che al momento impedisce di contestare il reato ambientale ai presunti inquinatori. Una nota del ministero dell’Ambiente, la n. 2309 del 19 febbraio 2015, aveva già dato indicazione da un anno alle autorità regionali di “definire autonomamente i limiti di emissione” per i Pfas, applicando l’articolo 101 del testo unico ambientale che permette alle Regioni, “nell’esercizio della loro autonomia”, di definire per gli scarichi nei corpi idrici “i valori-limite di emissione sia in concentrazione massima ammissibile, sia in quantità massima per unità di tempo in ordine ad ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini”.

Entro luglio 2016 il ministero dovrebbe stabilire i limiti per i Pfas con una legge nazionale, e uno schema di decreto è già stato inviato al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero delle Politiche Agricole l’11 aprile scorso. Ma secondo il dicastero guidato da Gianluca Galletti, “qualora la Regione voglia procedere autonomamente” è nelle condizioni di fissare i limiti con una legge regionale. Un invito espresso in almeno due occasioni dalla Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque, che l’11 maggio 2016 illustra alla Regione Veneto anche come il testo unico ambientale indichi come “pericolose” le sostanze “tossiche, persistenti e bioaccumulabili e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a preoccupazioni analoghe”.

Come ad esempio i composti perfluoro-alchilici, per cui ancora non è presente un valore soglia valido per legge. Con la specifica indicazione che la regione può individuare anche “elementi nuovi o diversi” da quelli già contenuti nelle tabelle del testo ambientale, “tenuto conto delle pressioni e peculiarità del proprio territorio”. Sul caso, lo scorso 12 maggio, è stata anche presentata un’interrogazione a risposta immediata dal consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni, per chiedere alla giunta regionale “quando definirà finalmente, senza ulteriori ritardi, i valori limite di emissione delle sostanze perfluoro-alchiliche come previsto dalla normativa statale”. Quesito rimasto ancora senza risposta.