Più che un aumento di capitale finalizzato alla quotazione, sembra una partita a poker. Ci sono volute quasi 24 ore dal termine del consiglio d’amministrazione di Veneto Banca incaricato di fissare la forchetta di prezzo prima di avere un comunicato ufficiale. Il cda ha dato il via libera all’aumento e il fondo Atlante sottoscriverà l’eventuale inoptato al termine dell’offerta a un prezzo non superiore a 0,1 euro. L’offerta, condizionata al via libera di Consob e Borsa Italiana, partirà l’8 giugno e si concluderà alla fine del mese. “I contratti di garanzia e di sub-garanzia – recita il comunicato – sono subordinati al mancato avveramento delle usuali condizioni tipiche di questa tipologia”. Condizioni che, curiosamente, nel comunicato ufficiale non vengono specificate.

Nel corso della giornata sono girate diverse ipotesi e indiscrezioni, anche contraddittorie, contribuendo ad alimentare l’incertezza in un momento che appare assai critico sia per Veneto Banca, sia per l’intero sistema bancario italiano. Non a caso, in Borsa sono tornate le vendite che hanno travolto soprattutto i titoli delle Popolari (Banco Popolare -7%, Bpm e Bper – 5%) e hanno fatto precipitare nuovamente Unicredit sotto la soglia dei 3 euro (-4% a 2,88 euro).

Insomma, un clima molto pesante che non lascia certo ben sperare in una calda accoglienza da parte del mercato dell’operazione Veneto Banca, come del resto si era capito dai segnali arrivati dal pre-marketing. E allora perché non mettere le carte in tavola, chiarendo da subito che – come per la Popolare di Vicenza – Atlante sarà costretto a intervenire per garantire la sottoscrizione dell’aumento e ne diverrà alla fine l’azionista pressoché unico?

Il fatto è che l’istituto di Montebelluna non è la Popolare di Vicenza e molti soci storici – dopo aver determinato un ribaltone nell’ultima assemblea – sembrano intenzionati a non mollare l’osso e a partecipare alla ricapitalizzazione. Quanti? Esattamente non si sa, ma almeno un 10-12% del capitale, come scrivevamo venerdì 27 maggio. Inoltre, i vecchi azionisti hanno anche il diritto di prelazione sulle altre azioni e, secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, quel 10-12% potrebbe trasformarsi in un 20-25%. Una quota importante sia perché consentirebbe quasi certamente a Veneto Banca l’approdo a Piazza Affari, sia perché permetterebbe ai soci che hanno espresso l’attuale consiglio d’amministrazione di consolidare la propria posizione. Ma quest’ipotesi non piace a tutti e, in primis, non sembra piacere ad Atlante il cui intervento a sostegno dell’operazione è confermato ma, secondo l’agenzia Ansa, sarebbe subordinato al raggiungimento di almeno il 51% del capitale.

Insomma, Atlante parteciperà all’operazione solo se potrà comandare: una posizione molto diversa da quella con cui si è presentato al mercato alla vigilia dell’operazione sulla Popolare vicentina e che la dice lunga sulle strategie che verranno adottate una volta che anche Veneto Banca dovesse finire nel suo carniere. Quella che si giocherà in questi giorni è essenzialmente una partita di potere e il nervosismo, specie tra i soci di Veneto Banca, inizia a farsi sentire. Il vicepresidente Giovanni Schiavon ha parlato apertamente di “strada in salita” e di un “ambiente pesante, da tagliare con il coltello” a fronte della continua discesa del livello reputazionale, della fiducia e della raccolta dell’istituto. “In zona Cesarini noi del nuovo cda abbiamo cercato di fare il possibile – ha detto Schiavon – ma in un mese di più non si poteva fare e dagli advisor abbiamo avuto la chiara indicazione su come sia percepita questa banca dal mercato”. Questo non significa, ha sottolineato, “che non ci siano ancora margini per raccogliere tra i grandi soci il 25% del capitale necessario alla quotazione, però la strada è in salita”. Dichiarazioni quelle di Schiavon cui ha risposto stizzito il neo presidente Stefano Ambrosini: “Schiavon parla a titolo personale, quando in realtà sarebbe assai opportuno non parlare affatto, specie in un momento così delicato”. La partita a poker proseguirà nei prossimi giorni e chissà che non intervenga la Consob per far chiarire almeno i termini degli accordi sottoscritti tra le banche e il Fondo Atlante.