Milano pare che non ce ne siano. A Napoli invece sì, ce ne sono a volontà, si dice che abbiano fatto vincere le elezioni a Vincenzo De Luca, e così la candidata a sindaco Valeria Valente spalanca le porte. A Roma non c’è niente di ufficiale, ma hanno espresso gradimento esplicito per Roberto Giachetti. A Cosenza il timbro l’ha messo già diverse settimane fa Lorenzo Guerini, a Grosseto tutti negano ma l’alleanza è certa. E’ già arrivato il simbolo alamomento della seconda stagione dello spin-off del governo Renzi: la sinergia tra Pd e Ala, cioè i verdiniani, esce dal Senato e riempie gli spazi elettorali dei Comuni. Il presidente del Consiglio e chi gli sta vicino assume la consueta posizione al suono della parola Verdini: spallucce. Il ragionamento resta questo: noi non facciamo alleanze con i verdiniani, ma se loro ci votano… Così vale per i candidati e la minoranza Pd probabilmente dovrà mettersi l’animo in pace, al netto del contributo elettorale che potrà portare l’Alleanza liberalpopolare per le autonomie. “Credo nel bipolarismo – ha detto l’altro giorno il presidente-segretario – Per questo credo nel Partito democratico”. Ha anche rivendicato la potenza dell’Italicum, la “rivoluzione spaziale” che “darà all’Italia un vincitore” e eviterà il caos spagnolo (che tra l’altro è stato italiano solo 3 anni fa). Non sarà un “grande polo di centro”, assicura Renzi. Però intanto se in quel bipolarismo alcuni voti si travasano, votum non olet. Soprattutto nelle città in cui le amministrative, in lontananza, danno l’immagine di una salita faticosa: a Milano testa a testa, a Roma ballottaggio a rischio, a Napoli addirittura fuori al primo turno.

Di sicuro c’è che il movimento di ex berlusconiani guidato dall’uomo dei sei processi, Denis Verdini, ex braccio destro del Cavaliere, ha già presentato il suo simbolo per la campagna elettorale: un’ala stilizzata con i colori della bandiera italiana, lo sfondo blu a ricordare l’origine moderata e il contorno rosso che rimanda alla “passione” per la politica. Il concetto è il seguente: la stessa squadra che sosterrà le riforme costituzionali e il sì al referendum di metà ottobre – su cui Renzi si è giocato la permanenza al governo – sarà in blocco quella che voterà i candidati del Pd alle Comunali. E se c’è qualcuno che non ha mai tradito il patto del Nazareno, quello è Verdini.

Per esempio è pronta la lista di Ala che appoggerà Valeria Valente, candidata a sindaco a Napoli dopo aver vinto le primarie (contestate) contro l’ex sindaco Antonio Bassolino. Manca solo l’ufficialità e ci sono ancora resistenze della minoranza del Partito democratico. “Ho detto a Verdini come a tutte le altre forze politiche: per me, se c’è convergenza sui nostri programmi e se, come abbiamo chiesto a tutti gli altri, ci sono persone specchiate, oneste – abbiamo detto nessun indagato nelle nostre liste – non ho alcun pregiudizio verso alcuna forza politica”.

Il leader è toscano di Campi Bisenzio, ma la carne viva della dirigenza di Ala è campana. E’ qui – tra Napoli, Caserta, Salerno – che i colonnelli verdiniani hanno i loro fortini, cioè i pacchetti di voti. Non è per una coincidenza che Vincenzo D’Anna, senatore biologo, maestro di retorica in Senato, difensore a perdifiato dei “principi del garantismo”, è il più energico ultras in difesa di Stefano Graziano, il consigliere regionale del Pd in Campania indagato per concorso esterno in associazione camorristica.

Così tutti i senatori di Ala – ex berlusconiani, ex fittiani, quasi tutti ex democristiani – hanno “indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare”. Sono tutti al lavoro per mettere di nuovo in riga le proprie truppe sul campo. Il partito della nazione non si vede e non si dice, ma entra nelle urne e in qualche caso le gonfia un po’. C’è per esempio la senatrice Eva Longo che una volta si faceva i selfie con Berlusconi e ora se li fa con Renzi. Fan di De Luca, ora si occupa – racconta l’Adnkronos – di dare una mano ai democratici a Salerno e Battipaglia. C’è lo stesso D’Anna, che è di Santa Maria a Vico, che si occupa dei Comuni del Casertano. “Saranno liste prive di soggetti depositari di provvedimenti giudiziari – assicura lui, quasi schifato – per evitare la solita speculazione di tipo scandalistico sui rappresentanti verdiniani, ancorché la nostra formazione politica sia fermamente convinta delle ragioni dei garantisti e dell’ingerenza, a volte debordante, da parte dell’autorità giudiziaria”. Per Napoli si muove Pietro Langella. La lista dei Comuni in cui ex garanti del berlusconismo spingeranno i candidati del Pd va da Castellammare di Stabia a Santa Maria Capua Vetere, da Capua a Gragnano, fino a Succivo, Aversa, Orta di Atella, Boscotrecase, San Sebastiano al Vesuvio. E poi Caserta stessa, dove pure le primarie erano finite in una frittata, e dove il candidato democratico avrà il sostegno delle Energie casertane, lista appunto verdiniana. Per definire la griglia dei candidati a Poggio Marino, invece, è in prima fila il senatore Domenico Auricchio, che oltre ad essere l’inventore del simbolo del Popolo della libertà (vita breve ma intensa), fu anche condannato in primo grado a 14 mesi di reclusione perché da sindaco di Terzigno assunse il nipote al Comune assicurando che no, non erano parenti.

A Napoli e in Campania l’appoggio di Ala è esplicito, altrove non è dichiarato, ma consolidato. L’atteggiamento dei verdiniani, viene sottolineato dentro Ala, sarà “omogeneo” in tutte le città. A Grosseto e Cosenza, per esempio, i simpatizzanti di Verdini saranno presenti con liste civiche.

Nella città toscana c’è in prima fila Gianni Lamioni: era lui che Verdini sosteneva come candidato presidente alle Regionali del 2015. Ma la situazione del centrodestra in Toscana, a quell’epoca, era molto simile a quella attuale a Roma e così alla fine si presentò praticamente un candidato per ogni partito. Forza Italia alla fine puntò su Stefano Mugnai. Lamioni si presentò lo stesso, con una lista civica, e andò poco oltre l’uno per cento. Ora, a Grosseto, il sostegno pubblico al candidato sindaco del Pd, Lorenzo Mascagni, uscito dalle primarie. Il Corriere Fiorentino parla anche di una telefonata tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti e lo stesso Verdini. Il segretario regionale del Pd (e deputato ultrarenziano) Dario Parrini si è molto arrabbiato: “Non è in corso nessuna sperimentazione del partito della nazione. Consigliamo a tutti un ritorno alla realtà. Sarebbe salutare”. Anche perché nel frattempo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, possibile sfidante di Renzi alla segreteria nazionale, un po’ si agita: “Credo che soprattutto qui in Toscana noi possiamo vincere e fare da soli, e forse fare anche meglio”.

A Cosenza il sostegno di Ala è stato ufficializzato nella conferenza stampa del candidato del centrosinistra Carlo Guccione, sostenuto da un’alleanza rispetto alla quale – ricordano in Ala – ha lavorato da “gran tessitore” Giuseppe Galati, altro ex berlusconiano ai tempi fedelissimo. Il candidato è cambiato, non c’è più Lucio Presta. Ma due mesi fa era stato il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini a benedire il matrimonio: “Non so se a Cosenza c’è un accordo con i verdiniani, ma dobbiamo tenere dentro con noi sia le forze politiche che le energie presenti nella città, l’importante è la condivisione dei programmi e la lealtà nel sostenere i candidati”.

Poi ci sono le città più importanti, Roma e Milano. Roberto Giachetti respinge sempre la domanda: “Ma vi pare che con tutti i problemi ci sono, parlo di Verdini?”. Beppe Sala la fa ancora più corta: “Qui i verdiniani non esistono”, dice. “Sinceramente – disse alcune settimane fa D’Anna, anema e core di Ala, a Repubblica – secondo voi posso votare i candidati sindaci di Forza Italia? No, non posso. Abbiamo rotto, sarebbe una contraddizione in termini. E allora possiamo sostenere candidati centristi, oppure presentare liste per aiutare le figure del Pd con le quali possiamo essere in sintonia”. Più precisamente: “Facciamo un esempio: se a Roma devo fare una valutazione tra i candidati, posso dire che l’uomo più gradito è Giachetti? Non andrei a votare alle primarie, quelle sono un affare interno al Pd. Ma è ovvio che lo voterei alle comunali, senza pensarci un momento”. Intervistato anche dal Corriere della Sera, D’Anna ribadì: “Io alle elezioni certi candidati a sindaco renziani li sosterrei”. E se non si fosse capito: “Una lista a sostegno di Giachetti la farei volentieri. Così come la feci l’anno scorso per De Luca”.