I non abilitati (che hanno fatto ricorso) parteciperanno al concorso scuola 2016. O almeno potranno fare le prove scritte, in attesa che i giudici stabiliscano se il semplice titolo di laurea è requisito sufficiente per aspirare a un posto fisso nella scuola pubblica. Ma per quello ci vorrà tempo: mesi, forse addirittura anni. Intanto i ricorrenti sosterranno gli esami: il Consiglio di Stato ha accolto il loro appello e ribaltato la prima decisione del Tar, che li aveva inizialmente esclusi. La cautelare per la partecipazione al concorso è stata concessa per il momento a tre laureati, ma nelle intenzioni del sindacato Anief che ha guidato l’azione legale il provvedimento dovrebbe riguardare tutti i quasi 25mila ricorrenti. “L’indicazione dei giudici è chiara: ci aspettiamo che il Tar la recepisca per tutti gli altri casi e che il Ministero si adegui, facendo svolgere i test anche a loro”. Per il Miur, che aveva puntato tutto sulla difesa del bando dai ricorsi e sulla tutela del titolo abilitante, certo non si tratta di una bella notizia (anche se a viale Trastevere confidano comunque nei giudizi di merito e sul fatto che le cautelari saranno inferiori a quelle annunciate).

La partecipazione dei non abilitati è uno dei grandi nodi del concorsone. Il Miur ha fissato come requisito minimo l’abilitazione, secondo sindacati e studi legali avrebbero diritto a partecipare anche i semplici laureati. La rivendicazione è che, fin quando il Ministero permette loro di insegnare come supplenti per far fronte alla carenza di personale, è ingiusto escluderli dalle procedure di assunzione. In un primo momento il Tar aveva bocciato il ricorso. In secondo grado il Consiglio di Stato ha ribaltato il giudizio e concesso la cautelare per partecipare alle prove. “Considerato che l’appello non appare sprovvisto di possibili elementi di fondatezza, l’interesse dei ricorrenti può essere tutelato con l’ammissione all’espletamento delle prove”, si legge nell’ordinanza. Per il momento i giudici si sono espressi solo su tre casi (un diplomato magistrale, un laureato nel 2009 e uno ante 2001), ma il “parere-pilota” dovrebbe applicarsi a catena a tutti gli altri ricorrenti: solo con Anief sono oltre 25mila, e non sono gli unici (lo studio Delia-Bonetti ne conta altri mille); anche se il Miur sta verificando quanti abbiano effettivamente presentato domanda agli Usr, secondo viale Trastevere i numeri potrebbero essere inferiori. Certo, la strada è ancora molto lunga: anche in caso di superamento degli esami, l’iscrizione con riserva nelle graduatorie dei vincitori dovrà passare da un secondo giudizio cautelare. Sempre in attesa del merito, dove le chance di successo sono difficili da pronosticare. Ma per il Ministero, che aveva assicurato che i non abilitati non si sarebbero neppure seduti al banco delle prove, si tratta comunque di una sconfitta.
A rischio ci sono infatti i numeri del concorso (la platea dei candidati potrebbe crescere da 165mila fino a 190mila) e il valore dell’abilitazione, per cui i vincitori del Tfa hanno dovuto sostenere tre prove selettive. Così fosse, il titolo non garantirebbe neppure l’accesso esclusivo al concorso. Dopo il parere del Consiglio di Stato la palla ripassa al Tar, ma a questo punto è improbabile che il tribunale amministrativo neghi la cautelare agli altri ricorrenti. Se la sospensiva arriverà subito, i non abilitati sosteranno i test insieme agli altri candidati, altrimenti è ipotizzabile il rinnovo delle prove con sedute dedicate (sempre entro la finestra del mese di maggio). L’ultima parola, ovviamente, spetterà al Miur: “Ma al Ministero conviene adeguarsi per autotutela, in caso contrario rischierebbe di invalidare tutta la procedura concorsuale”, conclude Marcello Pacifico, presidente dell’Anief. “I giudici oggi hanno detto che i non abilitati hanno diritto almeno a svolgere le prove: è un parere che non può essere ignorato”.
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