Con l’ennesima provocazione Ken il Rosso fa infuriare il suo stesso partito. Intervenuto in difesa di una giovane deputata radicale di ascendenze islamiche, Naz Shah, a sua volta sospesa mercoledì per aver auspicato il trasferimento di massa degli israeliani negli Usa quale presunta “soluzione” del conflitto in Medio Oriente, il il vecchio sindaco di Londra Ken Livingstone questa volta si è lasciato andare a tratteggiare Adolf Hitler come una sorta di ‘cripto-sionista’ involontario. E neppure il nuovo leader Jeremy Corbyn, suo storico compagno di lotte filo-palestinesi nella sinistra interna, ha potuto più difenderlo . Nel giro di un’ora scarsa, anzi, gli ha fatto ritirare d’autorità la tessera dopo decenni di militanza e ha autorizzato l’avvio di un’azione disciplinare: imputazione, “aver gettato discredito sul Labour”.

Per il maggiore partito britannico d’opposizione, dato in parziale recupero di consensi in vista delle elezioni locali in calendario fra una settimana (a cominciare dalla sfida per la poltrona di primo cittadino della capitale del regno), si tratta in effetti di una vicenda quanto mai imbarazzante. Vicenda che i rivali conservatori hanno colto al balzo per accusare il Labour – nelle parole del premier David Cameron – d’avere tout court “un problema” con gli ebrei. E per attribuirne parte della responsabilità alla svolta militante impressa al partito che fu dell’ormai inviso Tony Blair proprio da Corbyn: il 66enne socialista ‘old fashion’ al timone della barca da settembre.

Critiche non troppo diverse riecheggiano d’altronde dalle stesse file del Labour. Di una “questione antisemitismo” ha parlato ad esempio lord Levy, storico finanziatore del partito di famiglia ebraica. Finché, in risposta a Livingstone, non è intervenuto Sadiq Khan, candidato laburista a sindaco di Londra favorito della vigilia nel testa a testa con Zac Goldsmith, il facoltoso portabandiera dei Tory. Khan è figlio d’immigrati musulmani pachistani e nei giorni scorsi non aveva esitato a tacciare di “razzismo” sia Goldsmith sia Cameron per averlo dipinto come un frequentatore di “estremisti“. Giovedì si è scagliato con identico sdegno contro i commenti “orribili e imperdonabili” di ‘Ken the red’, intimandone l’espulsione. Non è del resto la prima volta che esponenti e attivisti ultrà della sinistra britannica ‘scivolano’ sul terreno d’un anti-sionismo interpretato da più parti alla stregua di un antisemitismo più o meno latente.

Atteggiamento che molti avevano ‘annusato’ nel messaggio inneggiate al “trasferimento” degli israeliani in America twittato giorni fa dalla giovane deputata Shah. Ma che oggi è esploso in toni addirittura clamorosi nelle affermazioni di Livingstone, secondo il quale lo stesso fuhrer avrebbe pensato di trasferire gli ebrei nell’allora Palestina, nel 1932, prima di “impazzire e finire con l’ucciderne 6 milioni”. Una frase valsagli a caldo l’accusa di “apologeta di Hitler” da un altro deputato laburista, John Mann, che lo ha affrontato furioso fuori dagli studi Bbc di Westminster. Alla fine il partito ha redarguito pure Mann, ma solo a parole.