La tangente venne versata negli interessi della sua ditta, la Nubile, per evitare il fallimento. E il sindaco l’avrebbe intascata per ripagare un debito personale con Equitalia. Il do ut des tra l’allora primo cittadino di Brindisi, Cosimo Consales, e l’imprenditore, Luca Screti, entrambi agli arresti domiciliari da febbraio con l’accusa di corruzione in un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti urbani, è stato ammesso dallo stesso Screti nel corso dei due interrogatori sostenuti davanti ai pm Giuseppe De Nozza e Savina Toscani. Lo si evince da quanto scrive il gip Giuseppe Licci nelle 24 pagine di provvedimento con cui ha disposto la misura interdittiva nei confronti della Nubile, alla quale è ora impedito di partecipare a bandi pubblici per un anno.

Come scrive il Nuovo Quotidiano di Puglia, il gip sostiene che “la necessità e l’esigenza della Nubile di firmare il contratto di affidamento in gestione” dell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti e “di metterlo in servizio con l’illegittima ordinanza sindacale del 6 novembre 2013 è stata riempita di contenuto dallo stesso Screti nel corso sia del primo che del secondo interrogatorio”. L’amministratore della Nubile ha più volte riferito “a chiare lettere” che “senza quell’appalto” la sua ditta “sarebbe andata incontro al fallimento, perché gravata da una imponente esposizione debitoria nei confronti di Equitalia”.

In questo quadro, si inserì, secondo l’impianto ricostruito dalla Procura di Brindisi, l’interesse di Consales, anche lui indebitato per oltre 300mila euro. Screti avrebbe dato al sindaco 30mila euro in cambio della firma per sbloccare l’appalto dei rifiuti, ottenuto dal commissario prefettizio nel 2012. “Lo Screti ha quindi agito nell’interesse della Nubile”, scrive il giudice, precisando che “la provvista di denaro contante utilizzata per pagare il Consales è stata costituita con denari che lo Screti ha percepito quali compensi per il suo ruolo di amministratore unico della Nubile, con la intuibile considerazione che, pur di far accaparrare alla Nubile il contratto di gestione e la messa in esercizio dell’impianto, non ha esitato a rimetterci anche denaro che gli spettava come amministratore della società e quindi, sostanzialmente, si è spinto fino al punto di agire in suo danno ma nell’ottica di far guadagnare” la sua azienda, esposta all’epoca per circa 6 milioni e 400mila euro, poi lievitati fino agli attuali 13.

Consales avrebbe quindi posto la sua firma perché necessitava di quei soldi per saldare alcune rate del debito con Equitalia. E questo nonostante il contratto della Nubile fosse bloccato anche perché, al momento dell’assegnazione, le “garanzie” di fatturato erano state fornite dalla società Daneco, al centro di un’indagine della Dda di Milano per la bonifica dell’ex area Sisas di Pioltello. Sotto al lente della procura brindisina erano finite anche le fidejussioni della Daneco, per cui c’era stata “una informativa antimafia atipica” della Prefettura milanese. Dopo l’ordinanza, sostiene l’accusa, la Nubile ha violato il capitolato d’appalto, poiché invece di trattare i rifiuti li inviava irregolarmente in discarica, fino a pochi mesi prima della chiusura delle indagini in quella di Autigno, gestita dalla stessa Nubile. Ciò comportava un pagamento da parte dei Comuni per un servizio che l’impresa non svolgeva. Il danno stimato dagli inquirenti è di 500mila euro, mentre l’illecito vantaggio patrimoniale dell’azienda, per il solo 2014, ammonterebbe a 3,2 milioni di euro.