In un ipotetico ballottaggio alle elezioni politiche il Movimento 5 Stelle supererebbe il Pd. Lo scenario inedito è disegnato da un sondaggio Demos per l’Atlante Politico pubblicato su Repubblica. Secondo Ilvo Diamanti – che invita comunque alla prudenza – le cause del sorpasso sono da ricercare nel malcontento crescente nell’opinione pubblica dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il governo, con le dimissioni della ministra Federica Guidi; e il deflagrare dello scandalo dei Panama Papers. Una serie di scandali che sembrano rimettere le lancette della storia indietro di 25 anni, ai tempi di Tangentopoli. E che fanno dire al 45% degli italiani che la corruzione politica oggi sia più diffusa che nel 1992. “Mentre una parte altrettanto ampia di cittadini pensa che sia altrettanto estesa”, scrive Diamanti. In sostanza, nove italiani su dieci pensano che  Tangentopoli non si sia mai esaurita.

Secondo l’85% degli intervistati le dimissioni della ministro dello Sviluppo economico erano obbligate. “Ma quasi 3 elettori su 4 ritengono questa vicenda grave e problematica anche per il governo – sostiene il sociologo – Il 45% di essi, quasi metà, dunque, pensa che il governo dovrebbe dimettersi. Perché troppo invischiato in conflitti di interessi. Anche se la maggioranza degli italiani (quasi il 50%) ritiene, al contrario, che, il governo debba “andare avanti”.

In questo clima il 31% degli italiani pensa che il M5s sia il partito più credibile nel contrasto alla corruzione. Di conseguenza i suoi leader acquistano sempre più consenso: Lugi Di Maio sale di 7 punti in un anno, ad esempio. La prima conseguenza a livello elettorale in questo scenario di sfiducia è il ridursi della distanza tra Pd e M5s. “In seguito al calo del Pd (circa 2 punti) e alla concomitante crescita del M5s, la distanza fra i due soggetti si riduce a poco meno di 3 punti”, scrive Repubblica.

Per questo, nel caso di un ballottaggio, se gli sfidanti fossero la Lega e FI (alleate con FdI in un listone), il Pd vincerebbe di appena un punto percentuale. Si tratta sempre di una previsione. Se invece il testa a testa fosse tra democratici e cinquestelle il sondaggio di Demos disegna uno scenario inedito, con il M5s davanti al Pd. “Anche in questo caso, occorre prudenza, vista la distanza, ridotta, fra i due partiti (che non supera il margine di “errore statistico”)”, raccomanda Diamanti, che aggiunge: “Naturalmente, il Pd, nel ballottaggio, potrebbe contare sul voto ‘personale’ al premier. Molto più conosciuto e visibile rispetto ai candidati del M5s. Tuttavia, è anche vero il contrario. La capacità del M5s di intercettare il voto ‘contro’ potrebbe trasformare il confronto elettorale in una sorta di referendum. ‘Contro’ Renzi. Replicando, all’inverso, l’operazione concepita dal premier in occasione del referendum costituzionale del prossimo autunno. Secondo alcuni (fra gli altri, Gianfranco Pasquino), un ‘plebiscito‘”.