L’indagine sul disastro delle Ferrovie Sud Est, l’azienda affossata da 311 milioni di debiti, porta fino alla Capitale, dove dirigenti e consulenti intascavano milioni accumulando incarichi e consulenze. E porta fino agli ambienti del Vaticano, quelli a cui era vicino l’avvocato da 27 milioni di euro (altri 15 Ferrovie Sud Est glieli deve ancora) Angelo Schiano. La relazione della Deloitte, consegnata dal sub commissario Domenico Mariani alla Procura di Bari racconta non solo 20 anni e più di sprechi, ma anche una serie di intrecci e rapporti tra professionisti capitolini ora al vaglio della magistratura. Intanto, dopo il fascicolo aperto dalla Corte dei Conti sulle consulenze d’oro, la Procura di Bari ha iscritto nel registro degli indagati l’ex amministratore unico di Fse Luigi Fiorillo dimissionato a novembre scorso e l’avvocato Schiano con le ipotesi di dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Un atto dovuto dopo i risultati delle indagini eseguite dalle Fiamme Gialle sulle scritture contabili dal 2008 al 2013, che hanno fatto emergere un’evasione fiscale da 5,8 milioni di euro. Sono in corso inchieste parallele, sia sotto il profilo fiscale, sia sulle consulenze: l’obiettivo è anche quello di recuperare il recuperabile. E proprio per quanto riguarda Schiano, i magistrati non escludono di chiedere tramite rogatoria la possibilità di verificare se l’avvocato sia titolare di conti presso lo Ior, la Banca Vaticana.

L’AVVOCATO VICINO AL VATICANO – Nel corso degli ultimi dieci anni esternalizzare i servizi è costato all’azienda 272 milioni, 26 solo nel 2015. Per spese legali, amministrative e di consulenza Ferrovie Sud Est ha sborsato circa 73 milioni. Il caso più rappresentativo è proprio quello dello studio legale Schiano. Nonostante gli onorari pagati dal 2001 ammontino a 27 milioni di euro “nei confronti dello studio – spiega la Deloitte – nel corso degli anni è maturato un debito di circa 15,8 milioni di euro”. Ma chi è Angelo Schiano? È su sua iniziativa che il 22 giugno 2004 nasce a Roma la Fondazione Italiani (senza fini di lucro) che – come si legge sul sito dell’ente – nel 2014 ha avviato una collaborazione con il New Policy Forum presieduto dall’ex premier russo Michail Gorbaciov. Ma la Fondazione collabora anche con Carità Politica (un ente di diritto pontificio la cui esatta denominazione è ‘Missionari della carità politica’) con cui ha sottoscritto nel 2004, presso il Pontificio Consilio dei Laici un protocollo per la realizzazione di alcuni progetti. La fondazione di Schiano ha creato a sua volta l’Organismo di conciliazione e mediazione Italo-Estero (Ocmie) che svolge attività di mediazione professionale nelle controversie giuridiche. L’avvocato, in quanto rappresentante di uno dei soci, siede anche nel cda di Ocmie. Questi i contorni della vicenda che ha al centro il denaro di Ferrovie Sud Est. Per comprendere la storia, bisogna fare un passo indietro.

LE ANOMALIE DELLO STUDIO SCHIANO – Essendo Fse sprovvista di uno studio legale interno, nel 2001 Fiorillo diede l’incarico allo studio Schiano, che divenne negli anni sempre più autonomo: tant’è che gli analisti della Deloitte non hanno trovato traccia in azienda di un ufficio capace di rapportarsi con i legali esterni. Questa la prima anomalia, ma non certo l’unica. Molte cause erano seguite da Schiano in coppia o con un collega che ha lo studio a Bari o con un altro avvocato di Lecce. Per ogni procedimento ognuno dei tre percepiva un onorario distinto “ma nella realtà dei fatti – dice la relazione – il lavoro era svolto dagli studi legali pugliesi sui quali veniva a gravare l’impegno”. Nel frattempo le cause hanno continuato ad aumentare. In sostanza, secondo Deloitte, “si continuava a ricorrere contro le sentenze di primo grado, anche quando era ormai chiaro l’orientamento della Suprema Corte“. Insomma si esponeva l’azienda, che infatti perdeva le cause. E i soldi. I due studi di Bari e Lecce hanno più volte segnalato “quanto inutile e dispendioso fosse l’atteggiamento di insistere nel continuare a proseguire in giudizio”. Un’altra anomalia riguardava invece l’organo di vigilanza di Ferrovie Sud Est: gli avvocati Angelo Schiano e il suo collega di studio Pino Laurenzi ne hanno fatto parte dal 12 aprile 2013 al 24 settembre 2015, nonostante fossero entrambi destinatari di importanti incarichi di consulenza e assistenza legale. Circostanza, anche questa, segnalata dai commissari straordinari nella loro relazione.

GLI INTRECCI – Con la trasformazione dello studio legale Schiano in società tra professionisti, la ‘Schiano & partners’, e il progressivo accumularsi di crediti non onorati da parte di Fse, si decise di definire un piano di rientro: bisognava, dunque, certificare i compensi maturati e non ancora pagati (che al termine di due diversi accordi ammonteranno a 15 milioni). L’8 ottobre 2012, tali compensi sono stati quantificati dalla Fausto Vitucci & C Sas. Solo che Vitucci è il revisore dei conti della Fondazione italiani, la stessa creata dall’avvocato romano. Ed è il commercialista che certifica i bilanci delle Sud-Est. Non solo: l’accordo è stato sottoscritto presso l’Organismo di conciliazione e mediazione italo estero (l’Ocmie), nel cui cda siede proprio Schiano (perché rappresenta la fondazione, quindi uno dei soci). Ed è sempre presso l’Ocmie che il 22 gennaio 2015 Fse e l’Associazione Schiano sottoscrivono un altro accordo in cui, l’ennesima anomalia, Fse è rappresentata dall’avvocato Domenico Giampietruzzi, “professionista che – sottolinea Deloitte – risulta avere avuto rapporto di collaborazione con Angelo Schiano e Pino Laurenzi”.

LA SEDE ROMANA – Schiano non è neppure estraneo, secondo Deloitte, alla vicenda che riguarda  la sede romana delle Sud-Est, in via Severano, costata 280mila euro l’anno. Il contratto fu sottoscritto a gennaio 2013 e disdetto l’anno successivo in seguito alle pressioni del collegio sindacale delle Sud-Est secondo cui si trattava di una spesa inutile dato che la sede dell’azienda non era a Roma, ma a Bari. Ad affittarla era la Sogeaa, società riconducibile all’ingegnere romano Sandro Simoncini che “ha avuto rapporti professionali diretti con Fse almeno dal 2004 al 2015”, maturando un debito di 730mila euro. Simoncini è attualmente sotto processo con rito ordinario nell’ambito dell’indagine penale sul cosiddetto Madoff dei Parioli, il broker Gianfranco Lande che, secondo il pm di Roma Luca Tescaroli, aveva proprio Schiano e Fiorillo tra i suoi clienti. A maggio scorso, in un processo stralcio, Schiano è stato condannato a due anni con il rito abbreviato per bancarotta fraudolenta, sentenza contro la quale i suoi legali hanno fatto appello.

LE INDAGINI IN CORSO – L’ultima novità, dunque, è l’iscrizione nel registro degli indagati di Schiano e Fiorillo per dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Secondo i finanzieri le Sud-Est avrebbero abbattuto l’imponibile con una indebita deduzione di una serie di costi. Fra questi i rientrano anche quelli derivanti dall’acquisto dei treni Atr-220 pagati, secondo gli inquirenti, a prezzi gonfiati (e al centro di un’altra inchiesta) e quelli per le consulenze esterne e gli stipendi di un dipendente che risultava distaccato presso un’ambasciata. Tra le fatture ritenute false dai finanzieri, anche quelle emesse dall’avvocato romano Schiano. Oltre a questa inchiesta e a quella aperta nei giorni scorsi dalla Procura di Bari, sulla base della relazione del commissario Andrea Viero, sono aperti altri due fascicoli. Uno riguarda la società polacca Varsa. Nell’ambito della quarta indagine, invece, il prossimo 8 aprile il gup del tribunale di Bari deciderà se Regione Puglia e 18 lavoratori delle Ferrovie del Sud Est potranno costituirsi parte civile nell’udienza preliminare per l’eventuale rinvio a giudizio di sette persone. Si parla delle presunte truffe da 22 milioni di euro per l’acquisto di 52 vagoni (27 nuovi e 25 ristrutturati). Rischiano il processo anche Luigi Fiorillo, l’imprenditore bolognese Carlo Beltramelli e Marco Mazzocchi, rispettivamente procuratore speciale e rappresentante legale della Varsa.