Il Corpo Forestale non è stato ancora cancellato, ma la divise sono già state prenotate. Proprio così, c’è chi ha già chiesto di poterne usufruire dopo lo smantellamento del corpo che sarà assorbito nell’Arma dei Carabinieri secondo quanto deciso dal governo Renzi e dalla riforma della ministra Marianna Madia. Il Fatto Quotidiano ha letto l’allegato avente ad oggetto “Uniformi per le guardie forestali della Repubblica di Macedonia” inviato dal IV Reparto del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri all’ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato. Nella missiva si legge che “si trasmette per competenze la nota datata 14 gennaio 2016, con la quale l’addetto per la difesa dell’Ambasciata d’Italia di Skopje chiede di valutare la possibilità di cedere alla Guardia Forestale Macedone (350 u.), a titolo gratuito, uniformi che nella prospettiva della riorganizzazione delineata dall’articolo 8 della legge 124 del 7 agosto 2015, dovessero risultare esuberanti rispetto alle esigenze di codesta amministrazione”.

Insomma, l’Ambasciata di Skopje ha chiesto di poter usufruire delle divise dei forestali in vista dello smantellamento del corpo. Proprio sulla riorganizzazione in corso, il M5S ha presentato l’ennesima interrogazione a risposta orale indirizzata al governo, in particolare al presidente del Consiglio Matteo Renzi e a Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole. Il testo, prima firmataria la deputata Patrizia Terzoni, mette sotto accusa la scelta di affidare all’attuale capo del corpo forestale Cesare Patrone il compito di individuare “l’amministrazione presso la quale ciascuna unità di personale è destinata a transitare”, nei fatti la possibilità di “decidere il destino di circa 7mila uomini e donne del Corpo Forestale dello Stato”. Un ruolo che viene assegnato al capo del Corpo da uno schema di decreto legislativo approvato dal governo a fine gennaio che prevede l’assorbimento del personale forestale nei carabinieri.

I pentastellati chiedono al governo “la sostituzione dell’ingegnere Cesare Patrone nell’incarico di capo del Corpo forestale dello Stato, previo espletamento di una consultazione interna al Corpo, in tempo utile per lo svolgimento degli adempimenti di cui all’art. 12 del sopracitato emanando Decreto legislativo”. Secondo gli interroganti pesa su Patrone, da oltre 11 anni a capo del Corpo Forestale, un’indagine della magistratura. L’ingegnere, infatti, è tra i 27 indagati nell’inchiesta della Procura di Novara sull’Est Sesia, uno dei maggiori consorzi di irrigazione italiani. Non solo. Proprio su Patrone il Fatto Quotidiano ha raccontato il caso dei ‘contatti’, datati 1994, con Cipriano Chianese, quest’ultimo oggi a processo perché ritenuto l’inventore dell’ecomafia in Campania. Sul punto Patrone – in questo caso non c’è nulla di penale – aveva smentito ogni conoscenza, ma un’intercettazione pubblicata proprio dal Fatto aveva confermato i contatti. Nella conversazione Patrone parlava con Chianese iniziando la telefonata con un ‘Ciao caro’. E a questo proposito nell’interrogazione si torna proprio sulla questione evidenziando la necessità di procedere alla revoca “dell’incarico dell’ingegner Cesare Patrone quale coordinatore del gruppo di lavoro sulla «Terra dei Fuochi» di cui alla direttiva interministeriale del 23 dicembre 2013”. Ma dal governo nessuna risposta, da mesi il caso viene completamente ignorato. Così Patrone guida il gruppo di lavoro sulla Terra dei Fuochi, tragedia sanitaria e ambientale che, secondo l’antimafia di Napoli, ha come dominus proprio Chianese.