Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, intervenendo a margine di un convegno durante la presentazione del servizio di car sharing BlueTorino (gruppo Bolloré) e ha dichiarato: “il governo investirà 32 milioni di euro nei prossimi tre anni, tramite il piano nazionale infrastrutture elettrico, per la realizzazione di ventimila stazioni di ricarica per le auto elettriche nel nostro Paese”.

Progetto fattibile o dichiarazione propagandistica? Il fatto che “l’elettrico debba essere rafforzato in Italia”  è fuori di dubbio. Il problema, semmai, sarà passare in soli tre anni dalle meno di 800 (763, per l’esattezza) colonnine attualmente presenti sul territorio nazionale a quota 20 mila, come dichiarato da Delrio.

Se è vero che la domanda crea l’offerta, lo è altrettanto che di auto elettriche qui da noi se ne vendono poche: 1.460 lo scorso anno, 190 nei primi due mesi del 2016. E’ pur vero che finché non esisteranno infrastrutture adeguate la gente non sarà invogliata a comprarne, e dunque per certi versi è un gatto che si morde la coda. Bisogna tuttavia tenere in considerazione anche altri fattori, che allo stato attuale delle cose allontanano i potenziali acquirenti dalla mobilità elettrica: prezzi più alti, autonomia inferiore, assenza di incentivi statali, defiscalizzazione.

C’è poi un’altra questione: il controllo. Bisogna assicurare un monitoraggio degno di questo nome, visto che diverse criticità tra cui la mancanza di standard d’utilizzo (sui voltaggi, ad esempio) fa si che molte delle colonnine già esistenti siano spesso vittima di guasti e malfunzionamenti, dunque inutilizzabili. Cose che possono capitare, s’intende. Quello che non deve capitare invece è l’assenza di chi segnala e si prende carico di ripristinarne il corretto funzionamento, come troppo spesso succede oggi. Cosa accadrà, altrimenti, quando il numero degli impianti sarà cresciuto esponenzialmente?

“C’è la possibilità”, ha infine aggiunto Delrio, “di fare un piano nazionale molto forte lungo le principali dorsali e nelle città metropolitane”. Intento lodevole, anche perché attualmente stiamo messi maluccio non solo nelle aree urbane, ma anche “lungo le principali dorsali”, come riporta un nostro articolo dove si mettono a confronto le dotazioni delle autostrade italiane e di quelle inglesi, ad esempio. Confronto da cui usciamo senza dubbio con le ossa rotte, visto che sulla rete autostradale britannica ci sono ben 156 colonnine mentre sulla nostra solo 9.

Le dichiarazioni, roboanti, sono arrivate. Speriamo, presto, anche i fatti.