Diciassette pagine per chiedere che si torni a votare nei cinque seggi contestati. E per ribadire, stavolta alla commissione nazionale di garanzia del Pd, che altrimenti le primarie del centrosinistra a Napoli e la proclamazione di Valeria Valente vanno annullate perché il voto fu condizionato da quel giro di monete e da quei condizionamenti esercitati davanti ai seggi della periferia e documentati dai video di Fanpage. Antonio Bassolino non si arrende e spedisce al Nazareno un ricorso, il terzo, che è un compendio di quelli presentati e respinti a Napoli. Per sottolineare che “pur non essendo in presenza di elezioni vere e quindi normate dalle leggi dello Stato, ma di primarie di partito, fare campagna elettorale fuori e in prossimità dei seggi e offrire soldi in cambio del voto è a prescindere un comportamento moralmente censurabile, in contrasto con lo spirito della competizione stessa delle primarie che prevedono una partecipazione al voto libera e democratica da parte dei cittadini”.

“Proseguo la mia battaglia per la legalità delle primarie” fa sapere l’ex sindaco ed ex governatore attraverso lo staff “per far capire a Roma che il Pd va incontro al suicidio se non cancella questa ombra dando una risposta chiara ai fatti gravi accaduti davanti ai seggi”. Tra le motivazioni tecniche del ricorso alla commissione nazionale, Bassolino chiede che si faccia luce sulla circostanza che in sede di proclamazione della Valente il presidente della commissione di garanzia di Napoli, Giovanni Iacone, ha impedito di far visionare i verbali dei seggi. “La mancata conoscenza dei verbali – si legge nel ricorso redatto dall’avvocato amministrativista Riccardo Marone – ha impedito di proporre una serie di motivi di ricorso, primo fra tutti la circostanza che, a quanto sembra, diverse centinaia di elettori hanno votato senza versare l’euro che, invece, ai sensi del regolamento è condizione costitutiva del diritto al voto”. “Se fosse vera questa circostanza – dice Bassolino – come si ritiene che sia vera, sarebbero stati ritenuti validi diversi centinaia di voti che, invece, erano invalidi, per cui si chiede espressamente che la commissione nazionale effettui una verifica sul punto”.

Uno dei motivi di rigetto del precedente ricorso riguarda proprio la ‘natura’ di quell’euro che gli elettori dovrebbero consegnare al seggio. “Si tratta di un contributo all’organizzazione delle primarie, che anche per l’estrema modestia della cifra non individua l’elemento psicologico della volontà di partecipazione al voto”. Bassolino ieri a SkyTg24 si è rivolto direttamente a Matteo Renzi: “Dovrebbe interessarsi di persona di questa situazione, perché Napoli è Napoli e si devono creare le condizioni per andare bene al voto. Se non si rivota rifletterò seriamente, perché Napoli per me va oltre ogni interesse di partito e di corrente”. La candidatura al di fuori del Pd e contro il Pd si avvicina.

All’ennesimo ricorso di Bassolino la Valente replica attraverso una lettera aperta diffusa sulla propria pagina ufficiale Facebook. “Si è cercato in tutti i modi di criminalizzare il voto del 6 marzo; è giusto e necessario ripetere per un’ultima volta con la testa alta: non ci sono stati brogli elettorali, non c’è stata nessuna compravendita di voti, nessun condizionamento o pressione indebita, “nessuna schifezza” sostiene la deputata dem uscita vincitrice dalle consultazioni. “Qualcuno – chiede la Valente – può davvero pensare che un euro possa essere il prezzo della dignità e della libertà dei napoletani?”