L’ultimo nome noto è Karlito Brigande. Un’assonanza – suggestiva – con il personaggio del film di Brian De Palma Carlito’s way, la storia del narcotrafficante portoricano Carlito Brigante. Di nazionalità macedone, con una sfilza di alias che lo rendeva invisibile: Makelara, Vulnet, Ramazan Ciu, Darko Stojanoski, Stankov. Un criminale di spessore, ricercato dalle autorità della Macedonia, divenuto un jihadista e pronto a farsi esplodere per colpire gli “infedeli”. E’ uno dei due sospetti esponenti dello Stato islamico colpiti questa mattina da un’ordinanza di custodia cautelare per terrorismo internazionale richiesta dalla Procura di Roma, a conclusione di un’indagine condotta dai carabinieri del Ros. Un profilo, quello del macedone (già in carcere per altri reati), che conferma i sempre più evidenti contatti tra la criminalità organizzata e Daesh, in una sorta di osmosi tra il mondo integralista e le reti di narcotrafficanti e mafie internazionali.

Karlito Brigande è stato individuato quasi per caso. Il 2 novembre scorso veniva arrestato dai carabinieri della compagnia di Roma centro, in esecuzione di un ordine di arresto delle autorità macedoni per “lesioni personali gravi, pericolosità pubblica, detenzione illegale di armi e materiale esplosivo, aggressione a pubblico ufficiale”. Insomma, il profilo di un criminale comune. Quando i militari hanno messo il suo nome nel sistema sono immediatamente scattati i sospetti. Troppi alias, e, soprattutto, una passata militanza nell’organizzazione kosovara Uck. Nella sua casa nella zona di Roma est sono poi stati trovati materiali che hanno portato immediatamente le indagini verso una presunta appartenenza di Karlito Brigande alla jihad internazionale: diversi appunti in lingua araba, quattro cellulari, contatti in Tunisia. Le indagini tecniche effettuate dal Ros – chiamato in supporto dai carabinieri di Roma centro – hanno confermato il quadro, individuando il contatto del macedone in Iraq, il tunisino Firas Barhoumi, colpito anche lui dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi.

Ad aprire le porte sui collegamenti dei due con lo Stato islamico sono stati i cellulari, dove Karlito Brigande aveva salvato fotografie e conversazioni audio via Telegram. Brigande aveva continui contatti con Barhoumi, partito da tempo verso l’Iraq (dove potrebbe trovarsi ancora oggi) per preparare il suo viaggio verso i territori controllati da Daesh. Chiarissima, in questo senso, è una conversazione tra i due, le cui tracce sono rimaste registrate: “Non c’è problema akhi (fratello) sarà … andrà tutto bene inshallah (ringraziamo Dio) anche se vuoi tu venire qua tu no … non … posso sistemare tutto per te. Basta che tu fai un programma così anche con documenti falso cosi tu puoi venire inshallah (ringraziamo Dio)”, era il messaggio inviato dal tunisino in Iraq a Brigande il 20 ottobre scorso. La risposta del macedone arrivava dopo pochissimi minuti: “Ass-salamu aleku (pace sia con voi) fratello mio, ma io già so’ pronto se… mi puoi scrivere le strade, le cose, come faccio, da dove, cerco inshallah (spero in Dio) piano piano di arrivare là. Tu lo sai che io ti voglio bene”. Poi Barhoumi fugava ogni dubbio sulla loro “missione” con Daesh: “Guarda che inshallah spera inshallah per me io ho segnato … uno … per uno operazione suicida, vuol dire prendo una macchina con l’esplosivo dentro per fare un’operazione contro il kuffar (miscredente, ndr) inshallah, però se me dici una pr… promessa che tu venire dopo un mese io posso allontanare l.. la data dell’operazione… di dirlo gua… guarda che sto aspettando un fratello per venire inshallah, hai capito? Basta che tu mi dici così io posso aspettarti“. La risposta di Brigande è raggelante: “Allah akhbar”. Nei cellulari gli investigatori hanno poi trovato la cronologia di diverse ricerche su Google riferite allo Stato islamico, ad Abu Bakr Baghdadi, alla “fratellanza cecena” e a fucili mitragliatori modello m48. Il macedone aveva poi cercato in rete – probabilmente senza grande successo – delle guide su “Come eliminare il mio nome da Google”.

I carabinieri del Ros, una volta analizzati i quattro cellulari, hanno mappato la rete dei contatti di Brigande, per capire se in Italia vi fosse una vera e propria cellula. Gli accertamenti sono ancora in corso, spiegano gli investigatori, e per ora la Procura sta valutando la posizione di un altro cittadino macedone, Abdula Kurtishi, arrestato la scorsa notte per evasione da un carcere del suo paese e per possesso di documenti falsi. Questa mattina, dopo l’esecuzione dell’ordinanza nei confronti di Brigande e Barhoumi (il primo già in carcere e il secondo molto probabilmente in Iraq), sono scattate una serie di perquisizioni. La speranza degli investigatori è di verificare ogni possibile contatto sospetto dei due in Italia.